Valentino Spalluto fu ucciso per errore. Fu uno scambio di persona da parte del killer, Salvatore Polimeno, 23enne leccese, conosciuto anche come “Andrea”, a spezzargli la vita a soli 20 anni, il pomeriggio dello scorso 2 agosto, in piazza Palio, a Lecce. Il vero bersaglio, la vittima “predestinata” era invece un 27enne, Alessandro Leo, alias “Sasu”, colpevole di avere schiaffeggiato Polimeno, dopo avere ricevuto una partita di eroina, inferiore a quella concordata e già pagata. Polimeno, per quell’episodio avvenuto due mesi prima l’omicidio, aveva deciso di fargliela pagare cara.

 

A questa conclusione sono giunti gli investigatori della squadra mobile di Lecce che, coordinati dal pm Carmen Ruggiero, stamattina hanno notificato in carcere l’ordinanza di cautelare a carico del 23enne, già rinchiuso per il reato di evasione dallo scorso 4 agosto: Polimeno risponde di omicidio volontario e premeditato.
Già nell’immediatezza dei fatti, pochi minuti dopo l’esecuzione del giovane operaio di Surbo, raggiunto da due colpi mortali mentre montava il palco per il concerto di Laura Pausini, che si sarebbe dovuto tenere il sabato successivo, le indagini della polizia si erano orientate verso il Polimeno. Il 23enne- come accertato dagli investigatori – raggiunse il Palafiere a bordo di uno scooter Scarabeo, riconoscibile da un adesivo “Ultrà Lecce”, visto poi fuggire verso via Siracusa e la zona 167 di Lecce dopo il fatto di sangue.

Prima dell’esecuzione, Polimeno aveva effettuato due sopralluoghi, in compagnia di una seconda persona, non ancora identificata. Il primo sopralluogo lo fece il giorno precedente, quando nell’area fieristica erano in corso le visite mediche, per gli operai che avrebbero dovuto poi allestire il palco per lo spettacolo della cantante. Il secondo, la mattina dell’omicidio, quando scese i gradini del Palafiere, forse per accertarsi della presenza del Leo. Ma Leo non c’era. C’era invece Spalluto, ma a detta dei testimoni i due non si salutarono: i due non si conoscevano affatto.

Intorno alle 16.45, Polimeno evase dalla sua abitazione, dove era confinato agli arresti domiciliari, per regolare il conto con “Sasu”. Ma sbagliò bersaglio. Colpì Spalluto, simile nel fisico ad Alessandro Leo, uccidendolo sul colpo. Leo era anche lui impegnato a montare il palco, ma era distante dallo Spalluto almeno di una ventina di metri.
La svolta si è avuta con le dichiarazioni dei familiari del Polimeno e le testimonianze di tre ragazzini che, quel pomeriggio, assistettero alla scena: videro il 23enne (persona da loro conosciuta) parcheggiare lo scooter, alzarsi la visiera del casco e poi sparare tre colpi di pistola, dopo avere oltrepassato col braccio la recinzione dell’area fieristica.

Quando Polimeno tornò a casa, disse al fratello che in piazza Palio “era stato ucciso Sasu”. Ma non sapeva di avere sbagliato il bersaglio.
Salvatore Polimeno, già noto per spaccio, quel giorno non usò cautele. Prima di premere il grilletto di una pistola calibro 38, non ancora ritrovata, fece un paio di giri della piazza. E sparò davanti a decine di operai.
Il giorno successivo, una telefonata anonima partita da uno dei familiari del killer confermò agli investigatori di essere sulla strada giusta. Ed oggi, dopo oltre un mese e mezzo di indagini serrate e riscontri investigativi, per l’assassino sono scattate le manette.

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