È purtroppo vero che, oggigiorno, i soldi non bastano mai.
Buchi, deficit, spese, spread e spremute alle pensioni e varie … è un vero grattacapo venirne a capo.
E se la contabilità italiana, o meglio, terrestre, non fosse affidata a noi, come invece pensiamo? Se qualcuno, bontà sua!, volesse venirci in aiuto?

È proprio quello che fece un vecchio gnomo, con tanto di occhialini, cappello a punta e giacchetta, verde, come i boschi e tanti tagli di banconote.
Questo gnometto pittoresco era il capocontabile dei mondi paralleli al suo e di quelli fatati: folletti, fate, dimensioni, vie lattee varie, tutti erano gestiti economicamente da lui, e tutti erano perfettamente in salute.
Al suo attivo mancava solo la terra.
Un giorno fu convocato dal grande Numero Primo, il suo immenso sovrano.
“Ohibò, ohibò, ohibò!” – esordì.
“Cosa vi angustia tanto da farvi bobottare?” – domandò quelli.
“Bof! Una cosa ben grave, che non possiamo lasciare irrisolta. È nostro dovere correre in aiuto di quella povera gente”.
“Quale, di grazia?”.
“I terrestri! Sono così malridotti da fare invidia ad uno scolapasta. I loro conti non tornano e non torneranno ancora per un bel po’ … ferie prolungate credo!”.
“Oh, allora è una cosa seria. È per questo che mi avete convocato? Devo occuparmene io?”.
“Certo! Sei quello che tra noi ha più esperienza, secoli e secoli di numeri alle spalle. Si, sei molto anziano, ma anche bravo!”.
“Badi bene che i miei anni sono tutta saggezza e che quando mi offendo non lavoro più!”.
“È giusto! Mai appesantire i propri collaboratori con commenti antipatici o pesanti. Ti chiedo scusa! Allora? Accetti questa impresa?”.
“Certamente! E … scuse accettate! Col suo permesso, mi ritirerei per valutare i dati di cui riuscirò ad entrare in possesso. Tra un paio di mesi sarò nuovamente qui e la informerò”.
L’elucubrante gnomo osservò a lungo la terra, prese sembianze umane, satellitari, di pc e si immedesimò in diversi mestieri, ma, ciò che più lo colpì, furono i commenti delle persone, di diverso tipo: “Non posso comprare questa casa, ci vorrebbe una barca di soldi!”; “Non posso permettermi di acquistare quest’auto. Ho il mutuo, i figli, la moglie, le tasse, le visite mediche … Eh! Dovrei avere una barca di soldi!”; “Sei impazzita? Andare in vacanza in albergo? Facciamo i pendolari, è meglio! Non abbiamo mica una barca di soldi! Ed anche i libri per Giacomo … no, no. Prendiamoli usati, che è meglio!”.
“Ebbene sire” – sentenziò lo gnomo contabile due mesi dopo – “ … Sono proprio messi male. Più hanno bisogno di soldi, più diventano aggressivi, depressi, affamati, malati. E cosa fanno per risolvere tutto? Aumentano le tasse, ne sorgono addirittura di nuove, potremmo dire anche doppioni di quelle già esistenti. Davvero non va bene! È un circolo vizioso. Il popolo non ha, o ha poco, tranne chi sta proprio bene. Gli altri a stento ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e i ragazzi non possono mettere su famiglia come si deve. Altro che mammoni o chissà che! Saggi piuttosto, almeno a non compiere passi azzardati!
Ma c’è di più! Così agendo, hanno diminuito il potere d’acquisto della gente comune, che, ovviamente, si guarda bene dal spendere anche solo un centesimo in più. E pensi che ci sono tanti che disprezzano i centesimi! Persino li gettano per strada! Roba da matti! Li salvano dagli arrotondamenti e li vogliono eliminare, io non lo so!
Se nessuno spende, le attività falliscono. E pensi! Mi sono camuffato da cliente. Ho solo visto la merce, ma il negoziante era talmente esasperato per il fatturato basso che, quando non ho acquistato nulla, si è persino arrabbiato! Io mi guarderei bene dal tornare da lui!”.
“Ohibò! È più grave di quanto pensassi! E dimmi, hai osservato, rilevato altro?”.
“Certamente! A mio parere, è mancato il controllo dei prezzi, sin da quando hanno cambiato moneta. Hanno sottovalutato quella nuova e, per comodità, molti hanno operato equivalenze  e cambi inesatti ed inappropriati, così si sono rovinati!
Una cosa mi ha incuriosito ancor di più!”.
“Dimmi pure! Quale?”.
“Vogliono tutti una barca di soldi! E tra me, devo dire, ho pensato che questa cosa non sia poi così sbagliata. Anzi! Mi hanno dato un’idea risolutiva!”.
“Boh! Lo sapevo! Solo tu potevi risanare la situazione. Spiegami un po’!”.
“Preferirei farle una sorpresa!”.
“Sta bene! Hai carta bianca! Tuttavia, voglio i primi risultati entro tre mesi”.
“Non se ne pentirà” – e, così dicendo, si accommiatò.
Cosa avrà in mente il vecchio gnomo?
È presto detto: partì alla ricerca di una barca leggendaria, la “Barca del benessere”, un ausilio magico di cui parlavano vecchie leggende, note solo ai più saggi degli gnomi.
“Si narra che questa barca fosse un vero toccasana per l’economia dei regni. Ha salvato milioni di persone anche in caso di carestia o in periodi bui. Pare che al suo interno vi fosse sempre denaro di tutti i tipi e, allo stesso tempo, tutto ciò di cui i popoli avevano bisogno. Non si esauriva mai! Il problema sarà trovarla! Devo consultare montagne di testi antichi e vecchie cartografie. Eh si, ci vorrà un po’! Il mio sovrano direbbe <<Boh, boh!>>” – pensò tra sé il contabile.
Il viaggio non fu facile e lo condusse ai pendii di una cascata ormai gelata. Per attraversarla, dovette ricorrere alla magia, ma, una volta dentro, fu alquanto deluso: la barca c’era, bella, grande, enorme, ma … vuota!
“Come? E adesso?” – si domandò.
All’improvviso, un pinguino gli indicò l’albero maestro della nave e gli fece segno di salire fino su in cima.
Lo gnomo, non senza difficoltà, data anche la ruggine dei secoli delle sue ossa, seguì il consiglio dell’animale, ma, l’unica cosa che trovò, fu un papiro.
“Per tutte le foglie di eucalipto! Sembra una pergamena molto antica! Mi correggo, lo è. È scritta in una vecchia lingua morta. Dovrò tradurla a casa, ma come farò a tornare sin qui per prendere la barca?”.
Il pinguino, questa volta, indicò se stesso.
“Tu? Vorresti portarmela tu? Scusa, ma come pensi di fare?”.
Il pinguino scosse la testa e indicò la pergamena e il suo becco.
“Vuoi mangiarla? Non si può!”.
Il palmipede si mise a ballare sul posto, perché bolliva dentro di sé. Gli imitò un mago. Voleva semplicemente chiedergli di compiere un incantesimo, affinché la sua lingua gli divenisse comprensibile.
“Oh, che sbadato! Hai ragione! Putifarre, putipù, parlerai come me anche tu!”.
Detto, fatto! Ora i due parlavano la stessa lingua.
“Finalmente! Ce ne hai messo per capirmi! Volevo semplicemente dirti che io quei segni li conosco. Ho la stessa età della pergamena. Vivendo in una grotta magica, per di più abbastanza fresca, mi sono conservato bene”.
“Ebbene? Che c’è scritto? Cosa devo fare?”.
“Devi lasciare la barca qui e inserirvi dentro, con la magia, le richieste delle creature che vuoi aiutare. Al resto provvederà lei stessa”.
“Oh allora va benissimo!” – rispose tutto contento lo gnomo.
“Eh no! Qui non ci siamo proprio, boh, boh!” – esordì, adirato, il sovrano, Numero Primo, tre mesi dopo, rivolgendosi allo gnomo contabile – “Ti avevo chiesto di risolvere la situazione, non di peggiorarla! Mi fidavo di te!”.
“Chiedo venia maestà! Ero convinto che avrebbe funzionato, e invece …”.
“E invece boh, boh e riboh! Ci abbiamo pure rimesso”.
“Maestà, non sapevo, non prevedevo! Il funzionamento della barca era molto semplice e ha funzionato per secoli. Il mezzo era anche stato a riposo per un bel po’, perché i regni fatati e paralleli avevano raggiunto il benessere, arrivando a comprendere le leggi comunitarie e quelle dell’aiuto reciproco. Sulla terra, purtroppo, no! Questo non è accaduto”.
“Vorresti dire che è colpa dei terrestri?”.
“Certamente, o, almeno, in parte. Io ho fatto pervenire le richieste alla barca, che, prontamente, ha raccolto quanto risparmiato da altri regni, convertendolo nelle loro monete, per poterli soccorrere e dare loro una boccata d’ossigeno, ma non è bastato. Le richieste sono state così tante, ma così tante, che sarebbe servita una barca per ogni terrestre. E non è che tutti possano risparmiare, anzi! Gran parte di loro non può affatto! Non potevo prevedere che, così agendo, sarebbero andati in bancarotta anche gli altri regni e che la barca si sarebbe logorata a tal punto da sgretolarsi dinanzi ai miei occhi, quando tornai alla grotta, per chiedere spiegazioni al pinguino”.
“Che ti disse questi?”.
“Che una cosa del genere non era mai accaduta prima e che, prima di poter ricostruire un’altra barca, ci sarebbero voluti secoli, il tempo necessario per far ricrescere robusti e forti gli alberi magici, del cui legno era composta”.
“E adesso? La colpa è anche tua. Hai sottovalutato la situazione! Non avevi mai agito con così tanta leggerezza in precedenza! Intanto, ti sollevo dall’incarico, ma, non prima di aver saputo cosa ne pensa il pinguino. Si sarà pure pronunziato al riguardo”.
“Oh si. Secondo lui, l’unica speranza è che i terrestri emigrino su un altro pianeta e che cambino, molto velocemente, regole e stile di vita, senza ricommettere gli errori del passato. Piuttosto,  dovrebbero trarre esempio dagli altri regni. Alcuni, per avidità di altri, cupidigia, cattiveria, egoismo, sono scomparsi, estinguendosi del tutto. Quelli che, invece, hanno basato la loro vita sul benessere di tutti, sulla salute, sul rispetto di tutti e tutto, e per tutti e tutto, sull’aiuto reciproco, sull’amore vero, sono sopravvissuti, anche se, adesso, sono in grossa difficoltà a causa dei terrestri. Uniti, però, ce la faremo e risolleveremo le nostre sorti”.
“Molto bene! Ordunque e bobottando, ti ordino di farti latore di questo messaggio a tutti gli abitanti della terra, nessuno escluso. Potrai tornare qui solo quando avrai terminato. Oh, dimenticavo! Una volta ricresciuto il legno necessario, ricostruirai la barca magica … a tue spese naturalmente!”.
E da allora, lo gnomo sta ancora girando per il globo terrestre. Le uniche cose che adesso conta sono i terrestri da contattare rimasti, i giorni mancanti al suo rientro a casa e tutto il lavoro che dovrà ancora svolgere nella grotta gelata.
Fine
Ogni riferimento a fatti, personaggi, situazioni, è puramente casuale

Gabriella De Carlo

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