Assolti dall’accusa di rapina aggravata e lesioni personali. E’ quanto deciso dai giudici della prima sezione penale, Presidente Stefano Sernia, nell’ambito del processo in cui erano imputati Manuel Casteluzzo, 29 anni e Andrea Bursomanno, di 30, entrambi leccesi.

Il sostituto procuratore Antonio Negro aveva chiesto per entrambi 4 anni e mezzo di carcere e l’assoluzione dall’accusa di lesioni per intervenuta prescrizione. I giudici hanno assolto i due con formula piena così come richiesto dagli avvocati difensori Mario Ingrosso e Luigi Rella. La vicenda risale al 2002 quando a distanza di tre mesi si verificarono due rapine in casa di altrettante meretrici. La prima si verificò il 16 ottobre, quando, una cittadina extracomunitaria venne assalita dentro casa e rapinata della borsa, dei documenti, del telefono cellulare e della somma di 200 euro. Nella circostanza, la giovane venne anche colpita con un pugno al naso che le procurò ferite guaribili in 30 giorni e un conseguente intervento chirurgico per la riduzione della frattura. Il secondo assalto, addebitato ai due, invece, risale al 15 dicembre del 2002. Sempre con le stesse modalità, in due con i volti travisati, fecero irruzione nell’appartamento di una giovane exracomunitariae portarono via diversi monili in oro, due telefoni cellulari e la somma di 4 mila euro. Anche in questa circostanza si trattò di una rapina piuttosto violenta. La straniera, infatti, venne colpita co un pugno in pieno volto che le procurò un ematoma e un trauma contusivo giudicati guaribili in 20 giorni. Gli agenti della squadra mobile di Lecce avviarono le indagini e dopo circa sei mesi trovarono e sequestrarono i due telefonini rapinati alle due straniere nella disponibilità del padre di Castelluzzo e della sorella. A distanza di oltre due anni e mezzo da quel sequestro, il padre raggiunse gli uffici della Questura per denunciare i due figli, Manuel e un secondo, all’epoca dei fatti, minorenne e una terza persona, un loro amico identificato in Bursomanno, additandoli come gli autori delle rapine ai danni delle due meretrici. Gli avvocati difensori degli odierni imputati sono riusciti a dimostrare l’inattendibilità delle dichiarazioni dell’uomo. La denuncia, a loro dire, sarebbe stata frutto di una rappresaglia dell’uomo nei confronti della moglie con cui si verificavano continui litigi e di una vendetta contro i due figli, rei, a suo dire, di aver preso posizione “schierandosi” con la madre. Il procedimento a carico del secondo figlio è ancora pendente davanti al Giudice del Tribunale per i minori.

 

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