In venti giorni, misero a segno tre rapine in banca. In tutte le occasioni agirono a volto scoperto, non curanti della presenza delle telecamere. Per i due rapinatori l’arresto era solo questione di tempo. E ieri pomeriggio sono stati arrestati dalla squadra mobile di Lecce.

 

In manette, con l’accusa di rapina, sono finiti Mauro Manicardi, 41enne originario di Genova, ma residente a Lizzanello, ed il leccese Antonio Conte, 27enne, omonimo dell’allenatore della Juventus.
I due sono stati tratti in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Brancato, su richiesta del pubblico ministero Carmen Ruggiero.
Le rapine di cui si resero protagonisti furono perpetrate dal 22 agosto al 10 settembre, quando i due assaltarono la banca “Carime” di via D’Annunzio, la banca “Carige” di via Oberdan (dove i malviventi entrarono in azione indossando delle parrucche) e la banca “Sella Arditi Galati” di via San Cesario.
Il modus operandi dei due malviventi era sempre lo stesso. Così come l’orario in cui entravano in azione: le 12.45, minuto più, minuto meno. Uno dei due entrava nell’istituto di credito fingendosi cliente e, dopo avere chiesto informazioni sull’apertura di un conto corrente bancario, attendeva il complice, che entrava in scena pochi istanti dopo. Estraendo coltelli e taglierini (invisibili al metal detector delle banche), minacciavano i dipendenti e si impossessavano del denaro. Nei tre assalti armati, i due sono riusciti a racimolare rispettivamente 3mila cento euro, 2mila 349 euro e 2mila 550 euro.
Fondamentali, ai fini delle indagini, oltre alle dichiarazioni dei testimoni, le immagini registrate dalle telecamere degli istituti di credito rapinati e le impronte digitali, rilevate sul posto dal personale della polizia scientifica. Dalla visione dei filmati, infatti, gli uomini della squadra mobile sono riusciti ad individuare presto il Manicardi, già schedato poiché noto agli archivi delle forze dell’ordine, proprio per rapine in banca e farmacie.
Su Manicardi, inoltre, dalla banca dati della polizia è emerso che, nel recente passato, era stato controllato in auto in compagnia di Antonio Conte. Così è partita la caccia ai due, rintracciati nei giorni scorsi: Manicardi in casa, Conte per strada.
Condotti in Questura, ai due sono stati sequestrati gli abiti indossati durante le rapine ed in particolare scarpe da ginnastica, un paio di occhiali da sole e jeans. Per Manicardi e Conte scattò la denuncia e non l’arresto: sebbene le prove raccolte a loro carico fossero inconfutabili, mancava la prova del nove.
La certezza è arrivata dagli esami della polizia scientifica: la comparazione delle impronte lasciate dai banditi negli istituti di credito, infatti, non ha lasciato spazio a dubbi sulla loro responsabilità, già accertata dai filmati delle telecamere.
E così, ieri pomeriggio, gli agenti di polizia hanno rintracciato i due e li hanno arrestati. Nell’auto di Manicardi, una vecchia Alfa Romeo 156, inoltre, sono spuntati 153 grammi di eroina e 5 di cocaina, che gli sono costati l’arresto in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Nei prossimi giorni, i due arrestati compariranno davanti al gip, per l’interrogatorio di garanzia.

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