Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche torna alla ribalta il dibattito sulle unioni civili e sui matrimoni tra omosessuali: una vera iattura per la programmata alleanza tra Udc e Pd. Alcune amministrazioni, in giro per l’Italia, hanno scelto di predisporre un registro delle unioni civili: è avvenuto anche a Trepuzzi, ma alcuni non hanno gradito.

Vendola interviene nel dibattito: «Voglio sposarmi per difendere i diritti di tutti. Come persona e come cristiano voglio poter vivere una discussione vera e chiedere al mio Stato e alla mia Chiesa per quale motivo progetti d’amore non possono essere liberati da un tappo di Medioevo che tante volte ha ferito la nostra vita.». Il riconoscimento delle unioni civili sembra un punto fondamentale per la futura alleanza che Sel dovrà siglare con il Pd, ma diventa un grande ostacolo per i centristi.
Intanto, il “caso Trepuzzi” continua a far discutere, anche fuori dal Salento: dopo l’intervento critico di mons. D’Ambrosio e di alcuni esponenti del Pdl, interviene Paola Concia, in un’intervista esclusiva al Corriere Salentino.

Onorevole Paola Concia, l’assessore alle Politiche sociali e Pari opportunità, Filomena D’Antini, ha criticato la delibera della giunta di Trepuzzi, «perché il registro delle unioni civili aprirebbe un’autostrada a unioni alternative alla famiglia, in contrasto con il sentimento cattolico, ma anche con quanto afferma la Costituzione all’articolo 29: è la famiglia in senso tradizionale che dev’essere tutelata». Queste affermazioni lei non le ha digerite, vero?

«Devo dire che, se queste parole le dice il vescovo di Lecce, che si occupa delle anime, non me la prendo, perché sono rivolte ai fedeli, ma le istituzioni sono autonome dai dettami della Chiesa. Lo Stato deve essere laico. Se monsignor D’Ambrosio giudica e dice ai fedeli cosa fare e cosa non fare, è il suo compito, che però si ferma lì. Sono molto rammaricata che un assessore possa fare certe dichiarazioni, perché, essendo un assessore, dovrebbe conoscere la differenza tra regolamenti comunali e leggi dello Stato, o almeno si spera. Il registro delle unioni civili è un atto amministrativo che non sostituisce le leggi dello Stato. L’assessore D’Antini non sa neanche che il 51 per cento delle coppie sono coppie di fatto».

Quindi, lei afferma che di fronte a questo cambiamento della società bisogna adeguarsi?

«Esatto. Aggiungerei che riconoscere i diritti a qualcuno non li toglie a qualcun altro: si riconoscono diritti a chi non ce li ha, senza toglierli ad alcuno. Quindi, D’Antini Solero la smettesse di fare propaganda e di dire scempiaggini».

L’assessore D’Antini esprime la preoccupazione di tutto un mondo cattolico, che chiede di concentrarsi di più sulla famiglia tradizionale.

«La donna politica in questione viene da un partito, il Pdl, che si riempie la bocca di famiglia e poi ha tolto tutti i soldi al Piano nazionale sulla famiglia, quando ha governato in questi anni: è scandaloso e incoerente. La verità è che hanno paura del mondo che cambia: non hanno nessun orecchio sulla realtà. Si governa bene quando la realtà la si sa guardare. Non bisogna mettersi i prosciutti sugli occhi e far finta che la realtà non esista, perché la realtà esiste».

Dal punto di vista pratico, i registri delle unioni civili quale vantaggio danno?

«Sono atti amministrativi, che non riconoscono diritti e doveri alle coppie, come potrebbe fare una legge dello Stato, ma dimostrano un’attenzione particolare di alcuni amministratori che dicono: noi abbiamo pochi poteri per potervi riconoscere, ma quei pochi poteri cerchiamo di esercitarli, per far sì che voi non rimaniate fuori dalla cittadinanza di un Comune. Con questi registri anche le coppie di fatto potrebbero usufruire di alcuni servizi dedicati o di servizi pubblici che possono fornire le amministrazioni comunali. Nei loro scarni poteri, i sindaci possono includere nelle loro comunità queste coppie: sono uno strumento anche per dire al Parlamento di darsi una mossa».

Lei riconoscerebbe lo status di famiglia anche a due semplici amici che vogliono vivere insieme?

«Spetta alla politica decidere questo e comunque i Comuni, nei registri, possono decidere a quale tipo di unioni dare questo riconoscimento. Sono tanti i Comuni in Italia che hanno istituito i registri, ma in questo paese si fa ancora troppa propaganda e il Parlamento non si decide a fare nulla».

Lei crede che le cose si smuoveranno nella prossima legislatura?

«La Costituzione, all’art.3, dice che noi siamo tutti uguali: invece qui ci sono tantissime famiglie omossessuali che si sentono cittadini di serie B. Va colmato un vuoto profondo che fa a cazzotti con i diritti umani e con i principi della nostra Costituzione. Quindi, dev’essere fatta urgentemente una legge per tutelare le coppie omosessuali, che sono famiglie».

Con Bersani che apre alla tanto anelata alleanza con i centristi, come crede che possano essere portate avanti certe tematiche, che potrebbero solo allontanare l’Udc?

«Molto banalmente: siccome Bersani è stato molto chiaro, come Renzi e i cattolici, dicendo che si devono riconoscere le coppie omosessuali, non è un problema nostro, ma di chi si deve alleare con il Pd».

Cioè voi la legge sulle coppie di fatto la inserirete nel programma elettorale?

«Esatto. C’è già una comunione d’intenti su questa cosa».

Chi voterà tra Vendola, Bersani e Renzi? Forse è più vicino il governatore pugliese alle sue battaglie, vero?

«Guardi, quando smetteranno di insultarsi capirò come stanno le cose. Mi auguro che si cominci a parlare di progetti, di programmi e di come si vuol cambiare il Paese».

Gaetano GORGONI

 

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