Santuari tecnologici, pingui ventri, vetrine on line, lavoro scarso … crisi!
Economica e di nervi! Eh già, perché è un controsenso dire che siamo tecnologicamente avanzati, all’avanguardia, eppure siamo così arretrati da non poter garantire a tutti un pezzo di pane sicuro e un tetto sulla testa, che, a chi ce l’ha, non par vero, ma può crollare da un momento all’altro fra capo e collo.

È sufficiente che la terra balli la samba.
L’ingegner Pìolo l’aveva compreso molto bene e stava studiando alcune soluzioni in merito, anche per favorire la pacifica convivenza tra condomini negli stabili, poiché pensava: “D’accordo garantire la sicurezza, ma non a discapito della privacy”. Si, vi è mai capitato di sentire i vicini parlare, tossire, starnutire, litigare? Dobbiamo ringraziare i materiali edili per questo, almeno a me hanno detto così.
Tuttavia, la ricerca dell’ingegner Pìolo aveva un unico difetto: era troppo costosa! L’azienda, perciò, pensò bene di tagliare i costi tagliando il suo posto di lavoro e l’ingegnere si ritrovò senza lavoro e con la ricerca per aria.
Avendo oltrepassato la cinquantina, ed avendo famiglia da mantenere, la situazione non era di facile soluzione.
A casa, la moglie, a questa notizia, non si perse d’animo e cercò di incoraggiarlo, spingendolo ad inoltrare la sua candidatura a diverse imprese edili, studi di ingegneria e, perché no? Magari avrebbe potuto aprirne uno suo.
Facile a dirsi, ma con la crisi che c’è, non è mica facile!
Provò di tutto, anche a candidarsi per altri lavori, ma nessuno lo prese in considerazione. Vuoi per l’età, per la professionalità, per la mobilità e per la disponibilità, e chi più ne ha più ne metta, nemmeno uno mosse dalla cassettina dei profili o dalle e-mail il suo curriculum vitae.
Di mettersi in proprio, neanche a parlarne, convinto com’era che fosse meglio farcela con le proprie forze piuttosto che con dei prestiti, che, in quanto tali, devono sempre essere onorati.
Pensò anche ai concorsi come ricercatore, dato il suo settore di interesse, ma … nulla!
“E adesso?” – si domandava – “Come farò a pagare la rata del mutuo che si avvicina? E le spese dei ragazzi, l’assicurazione auto, le bollette, le tasse? Come? In quale balorda maniera?”.
Emesso un sospiro, seduto sulla panchina della villa comunale, cominciò a farsi delle proposte.
“Innanzitutto, devo tagliare le spese. Alla macchina posso anche rinunciare, farò un abbonamento ai mezzi pubblici, così non dovrò pagare l’assicurazione e il bollo auto. Posso trovare una casa più piccola e vendere quella che ho col mutuo residuo. Quanto ai ragazzi … beh! Vedrò cosa si può fare. Le tasse universitarie dovrebbero essere ridefinite ora che il mio reddito è cambiato e, magari, con qualche sforzo in più, potrebbero ottenere una borsa di studio. Le bollette! Oh! Cercheremo di consumare meno e, intanto, continuerò a cercare lavoro e a reclamare i diritti sulla ricerca che stavo compiendo”.
Tornato a casa, espose il suo piano alla moglie, alla quale dispiaceva lasciare la loro casa, ma, comprendendo bene la situazione nella quale si trovavano, non oppose resistenza. I figli si, non guardarono in faccia il padre per settimane, perché avrebbero dovuto rinunciare a tanti privilegi e trovarsi un lavoro, sia per le loro spese, sia per contribuire al sostentamento della famiglia, il che a loro non andava a genio.
Infatti, si pronunciarono solo a parole, ma, nei fatti, non si diedero un gran da fare, anzi! Il maggiore, si sfogò con la fidanzata, che gli fece tante coccole per consolarlo, ma coccola oggi, coccola domani, risolsero, per forza di cose, di mettere su famiglia, ed essendo studenti e non avendo nulla, tantomeno la famiglia di lei, arrabbiatissima con lui, tornarono moltiplicati dall’ingegner Pìolo.
Di certo non li buttò fuori di casa. La figlia trovò un lavoretto come baby sitter, ma nulla di più e poi per poco, se c’è crisi, c’è anche nei compensi.
E allora che fare?
Economizzare! Come? Tagliando le spese, per l’ennesima volta!
Niente più tram o mezzi pubblici, tutti in tandem o in bici, poca spesa e solo per generi come latte, farina, zucchero, pomodori, neanche salsa o pelati. Acqua? Dal rubinetto, tanto è buona!
Vestiti? Nulla di nuovo e se qualcosa si fosse scucito o strappato, si sarebbe proceduto ad un rammendo o ad un accomodamento dell’abito.
E il bebè in arrivo? Lì doveva darsi da fare il figlio, i genitori avrebbero fatto quello che avrebbero potuto.
Passò il tempo, il nuovo arrivato portò altre spese e il padre non contribuiva granché. Pur avendo trovato un lavoretto, lo pagavano poco. Il grosso delle spese e la moglie da sfamare erano sul groppone dei genitori di lui.
A questo, si aggiunse anche la necessità di visite di controllo per la moglie dell’ingegner Pìolo, che non stava bene e presentava sintomi che davano da pensare, sul pessimista andante.
L’ingegnere, ovviamente, voleva dare il meglio ai suoi cari, ma si sentiva frustrato, perché non poteva. Provò a prenotare una visita <<pubblica>>, ma fu molto all’acqua di rose e condotta da personale non esperto, sfortunatamente.
Dovette, perciò, prenotare un consulto a pagamento da uno specialista, ed anche l’onorario fu speciale, per non parlare delle medicine. L’unica consolazione fu data dai risultati che questo medico conseguì: riuscì a comprendere perfettamente il male della signora e a curarlo in maniera idonea, fino alla sua completa guarigione. Si trattava di un male benigno, per cui la cosa si risolse in breve tempo.
Sia lui che la figlia, però, erano un po’ emaciati alla fine della cura. Si erano sacrificati su tutto per curare la moglie di lui e per non far mancare nulla al nipotino, visto che i suoi genitori non potevano permettersi una casa loro.
Tutto questo tran tran, portò le loro riserve economiche agli sgoccioli. Che fare?
Ditelo voi! Tagliare le spese! Bravissimi! Quali?
Il gas per cominciare, utilizzando un fornelletto con la bombola e facendo a meno del riscaldamento, tranne in caso di freddo intenso, per il bambino.
Poi toccò alla luce, accesa pochissimo e sul tardi. Niente forno e una sola lavatrice a centrifuga breve alla settimana. E l’acqua? Riciclata al massimo delle possibilità.
La ragazza, poi, unì al lavoro da baby sitter un piccolo doposcuola, ma questo, insieme alle faccende domestiche, le sottrasse più tempo allo studio, perché la cognata, astuta, fingeva di star male dopo il parto e di non essersi ancora ripresa, al fine di evitare di stare tanto tempo con la suocera e di ricambiare l’aiuto e l’accoglienza ricevuta con qualche faccenda domestica in più.
Il ritardato sostenimento degli esami, comportò, naturalmente, l’allungamento dei tempi di laurea, con una bella uscita fuori corso e una “mazzata” di tasse.
Per far quadrare i conti, avrebbe dovuto rinunciare agli studi. La negligenza non era certo stata sua. Che colpa le si poteva attribuire della situazione che, purtroppo, viveva? Anzi, al contrario del fratello, era maturata tantissimo.
Il padre, ovviamente, non voleva neanche sentir parlare di una rinuncia agli studi.
“Come? Vuoi rinunciare proprio adesso, dopo tutti i sacrifici che hai e che abbiamo fatto? No, il tuo futuro è troppo importante. Non se ne parla nemmeno. Tu devi poter studiare serenamente!”.
“E come? Non c’è altra soluzione. Tu non riesci a trovare lavoro, se non qualche consulenza o qualche lavoro in nero … che poi dobbiamo pure fare attenzione! Claudio ci ha caricato della sua famiglia, mamma non è stata bene e, più di così, come dovremmo stringere la cinta? Impiccandoci? Eppure, non avremmo soldi per i funerali!”.
“Faremo come abbiamo sempre fatto: taglieremo le spese”.
Bene, da questo punto in poi, la famiglia Pìolo non ebbe più l’allacciamento dell’acqua, della luce, del gas. Le ricariche telefoniche furono ridotte a meno del minimo, in pratica furono consentite solo le chiamate d’emergenza. La casa? Non l’avevano più. Andarono a vivere in periferia, in una specie di grotta che l’ingegner Pìòlo, scavando e scalpellando, aveva trasformato in un rustico molto gradevole. Per la cottura dei cibi riuscirono a trovare un paio di pietre focaie lì vicino, una coincidenza davvero fortunata. Luce e ritmi di vita? Quelli scanditi dal sole e dalle fasi lunari.
Acqua? Fontane e corsi naturali, o acqua di mare dissalata in caso di emergenza.
Per la spesa andavano bene i buoni mensa, anche se Luisa, la figlia dell’ingegnere, si era ripromessa, una volta laureata, di riportare la famiglia agli antichi fasti.
Oppure frutti naturali. Non caccia o pesca, perché nessuno di loro se la sentiva di uccidere e cucinare le povere bestiole che giravano lì intorno.
Claudio? Non si poneva il problema, viveva come meglio poteva, adattandosi alla nuova situazione, tanto una cosa nella sua vita l’aveva conclusa: aveva messo su famiglia, ma come?!
I coniugi Pìolo? Delusi, molto! Dopo una vita di sacrifici, l’ultima umiliazione fu data dall’azienda per la quale lavorava l’ingegnere: si erano appropriati dei risultati della ricerca da lui condotta fino al licenziamento, perché era stata promossa e finanziata da loro, anche se su suo suggerimento.
Seduto su un sasso, all’ingegner Pìolo non restò che una constatazione su questa ipertecnologica, obesa, società in crisi: “Come siamo evoluti!”.
Fine
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