Pericolo di fuga, dichiarazioni di diversi testimoni e il suo pedigree criminale. Ecco perché Nicola Giuseppe Vangeli, 41 anni di Copertino, deve rimanere in carcere così come deciso dal giudice Giovanni Gallo con le accuse di detenzione abusiva di arma da fuoco e tentato omicidio per il ferimento di Luigi Margari, 32enne di Copertino, avvenuto lo scorso 28 agosto.

“Le risultanze investigative”, scrive il giudice, “hanno condotto ad accertare che al momento della commissione del fatto criminoso tra le persone presenti all’interno e all’esterno del bar vi era anche Vangeli il quale indossava una maglietta rossa, un bermuda di colre verde di tipo militare ed un borsello di colore marrone a tracolla”. E dalle dichiarazioni fornite dallo stesso Margari, ascoltato in ospedale il 31 agosto dai carabinieri della Tenenza di Copertino, non ci sarebbero ulteriori dubbi su chi gli ha puntato una pistola per farlo fuori. Dal suo racconto emerge come “tra i due sarebbe sorta una discussione di circa cinque minuti durante la quale Margari si trovava fuori dalla propria autovettura. Una volta risalito in auto, poi, Vangeli avrebbe estratto una pistola da un marsupio che aveva a tracolla esplodendo contro cinque colpi per poi allontanarsi”. Il ferimento scrive il giudice sarebbe scaturito “per alcune questioni relative al mancato pagamento dei lavori di tinteggiatura eseguiti da Vangeli nell’abitazione della madre di Margari, che confermava l’esistenza del contrasto tra il figlio e Vangeli”. Il giudice Gallo motiva poi la decisione di contestare l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione: “innanzitutto per l’arma utilizzata, un revolver calibro 38, dall’altro, i cinque colpi di arma da fuoco esplosi nei confronti di Margari hanno attinto organi vitali”. “Appare poi del tutto inverosimile”, rimarca il gip, “la versione dei fatti di Vangeli circa la sua irreperibilità generata, a suo dire, dalla paura di essere portato in carcere per una condanna definitiva”. “Al di là del fatto”, rimanrca il giudice, “che un personaggio crminale come Vangeli difficilmente si rende irreperibile rispetto ad una pena detentiva di un anno, tenuto conto delle conseguenze gravi di tale condotta, non si comprende perché lo stesso, una volta venuto a sapere di essere ricercato per l’agguato a Margari, non si sia recato immediatamente a chiarire la propria posizione”. “In realtà”, conclude il giudice, “appare evidente che abbia voluto da un lato evitare gli accertamenti tecnici che possono essere effettuati solo dopo poco tempo sul responsabile di un fatto commesso con un’arma da fuoco e, comunque, dall’altro, abbia atteso l’evolversi degli eventi, sperando in un silenzio omertoso da parte della vittima dell’agguato, cosa che spesso accade negli ambienti criminali”. Gli avvocati difensori di Vangeli, però, Laura Alemanno e Pantaleo Cannoletta, hanno già annunciato di voler fare ricorso in Appello per chiedere la scarcerazione del 41enne.

ATTENZIONE: i commenti non sono moderati dalla redazione, che non se ne assume la responsabilità. Ogni utente risponderà del contenuto delle proprie affermazioni.