Convocazione degli Stati Generali da parte del quasi decaduto presidente Ferrarese, per un confronto costruttivo a proposito dell’accorpamento delle province, come da direttive governative anti spreco. Il presidente della provincia di Brindisi, nel tentativo di salvare il salvabile, ha voluto sentire i pareri di presidenti e sindaci di tutte e tre le province salentine. Lecce, unica provincia salva dal piano spending review, non ha presenziato alla riunione

 

Florido e Gabellone assenti, il primo giustificato da impegni improrogabili, il secondo senza giustifica. Assente, di conseguenza anche il sindaco di Lecce, Perrone. La presenza dei presidenti delle province non era determinante, la nuova legge 135 del 7 agosto scorso, parla chiaro, “le decisioni spettano ai sindaci”. Erano solo in due oggi i sindaci seduti al tavolo della concertazione in Provincia a Brindisi, Consales e Stefàno, nonostante la presenza dei rappresentanti istituzionali leccesi sia stata confermata fino a qualche ora prima dell’incontro.

“Mi dispiace – ha dichiarato Ferrarese, ma faremo a meno di loro dal momento che il sindaco di Taranto, Stefàno, ha dichiarato la sua disponibilità alla creazione di una provincia unica con due capoluoghi”. Era questa la preoccupazione degli amministratori brindisini, la cancellazione totale di Brindisi come capoluogo, con conseguente perdita della sua identità storico-culturale.

“Avevamo pensato ad un confronto con Lecce che devo ammettere – ha continuato Ferrarese – ha trovato nei suoi parlamentari terreno fertile per la sopravvivenza”. E’ stato grazie ad una modifica in itinere di uno dei requisiti per la sopravvivenza provinciale, (superficie di almeno 2500 chilometri quadrati a fronte dei 3000 iniziali, popolazione superiore a 350 mila abitanti e oltre 50 Comuni presenti nel territorio) se Lecce non è stata toccata dalla legge anti spreco.

Un tavolo quello di stamattina, che avrebbe messo a confronto le possibili soluzioni, “anziché mandarcele a dire attraverso i media”, secondo il presidente brindisino. La legge 135, al comma 4 bis, inoltre, prevede in assenza di un accordo interno alle province, che resti capoluogo la città con maggior numero di abitanti. I parametri per la scomparsa di Brindisi c’erano tutti se non fosse stato per la disponibilità di Stefàno, acclamato da Ferrarese e Consales. Certo è che nell’ottica dello spending review, la sopravvivenza di due capoluoghi non modificano di molto l’attuale status, a meno che, come ha spiegato Ferrarese, non ci sia un riordino di tutti gli enti preposti al territorio.

Più critico e incisivo il sindaco di Brindisi Consales che, dopo aver messo in evidenza la rete infrastrutturale di cui sono dotate le due province, Brindisi e Taranto, e i settori di sviluppo della chimica, della siderurgia e dell’aeronautica, pone la condizione dell’ entità territoriale emergente, in vantaggiosa competitività con il resto del territorio salentino. “ E i sindaci a sud di Brindisi che tentano una fuga verso Lecce – ha chiosato Consales – sappiano da subito che la loro eventuale annessione altro non sarebbe che un ripiego verso una provincia con la quale perderebbero la propria identità”. In riferimento ai comuni di San Pietro Vernotico, Sandonaci, Cellino San Marco e Torchiarolo che da qualche settimana hanno avviato un dialogo comune verso una nuova appartenenza, come era stato in passato, alla provincia salentina.

“Non si tratta di una fuga – ha dichiarato a margine dell’incontro il sindaco di San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo, tra i primi a ipotizzare un’annessione al territorio leccese –  la questione sollevata dal governo centrale ha dato a noi sindaci del nord Salento, l’imput per un ritorno alla storica identità con la provincia di Lecce, sono le nostre comunità a chiedercelo. Tuttavia, e qualora ci siano i presupposti per farlo, non ci esimeremo dal sostegno del territorio brindisino al quale sentiamo comunque di appartenere”.

L’assenza di Lecce si presta a diverse letture, non da ultima l’impossibilità di giungere ad una soluzione comune come quella dell’unica provincia del Grande Salento. “Non è possibile un capoluogo a tre teste – ha dichiarato Ferrarese – me lo ha confermato qualche giorno fa il ministro Patroni Griffi dopo l’esperienza della provincia pugliese Bat, esempio negativo della gestione provinciale”.

Diverso il parere del sindaco Consales che ha visto nell’assenza degli amministratori leccesi,  un interesse politico “non hanno inteso rapportarsi con chi gli fa opposizione politica, ma questo argomento è di interesse della popolazione e del territorio, al di là dei colori cha la amministrano”.

All’incontro di oggi seguiranno nuove riunioni per stabilire le linee guida da seguire per un passaggio verso il nuovo status delle due province.