“Quella droga non era mia, non so a chi appartenesse ma di certo non a me e credo di poter dire con assoluta certezza che non fosse neppure di Marino Manca”. Nuovo interrogatorio, questa mattina, presso gli uffici della caserma del Comando Provinciale dei Carabinieri per Luca Greco

, il 40enne di Squinzano, arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’aggressione subita, lo scorso 8 settembre, da lui e da Manca all’interno della propria abitazione in contrada “Carli” sulla strada che collega Squinzano con Casalabate. L’uomo, scarcerato il 18 settembre con un’istanza presentata dalla stessa Procura, ha ribadito agli investigatori di non avere nulla a che vedere con quei 30 grammi di cocaina sequestrati dai carabinieri nell’immediatezza dei fatti. A suo dire, concetto ribadito anche questa mattina, alla presenza dei suoi avvocati difensori Paola Scarcia e Pantaleo Cannoletta, la sostanza stupefacente sarebbe caduta dalle tasche di uno dei due aggressori, Salvatore Milito e una quarta persona, quest’ultima non ancora identificata. E proprio sull’identità del presunto complice di Milito, Greco ha confermato quanto già dichiarato nel corso dei precedenti interrogatori: ossia di ignorare di chi si possa trattare. In ogni caso, l’interrogatorio odierno era esclusivamente finalizzato a conoscere di chi fosse la droga. Nel frattempo le indagini proseguono a ritmo serrato. Dopo il sequestro della lettera in carcere recapitata da Milito a Luciano Liuzzi, gli investigatori non escludono che il 40enne di Squinzano, finito in manette dopo una breve latitanza con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose, possa essere coinvolto anche nelle scorribande attribuite alla famigerata banda dell’Audi. In tal senso, il sequestro nel covo in cui Milito si nascondeva di un fucile a canne mozze, sarebbe riconducibile all’assalto compiuto lo scorso 2 settembre all’interno del “Mercatone Uno”, così come riferito da un testimone che avrebbe riferito agli inquirenti di aver riconosciuto l’arma utilizzata nell’assalto in cui rimase ferito un carabiniere in borghese intervenuto per bloccare i banditi.

 

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