Ubriaco dopo aver assistito alla gara di Coppa Italia fra Juventus e Milan litigò con il cognato poi scagliarsi contro e ferirlo. Non contento appiccò anche fuoco alle pareti domestiche dell’abitazione del parente.

Per quell’episodio datato 20 marzo scorso Kard Jawad, 33enne di nazionalità marocchina, è stato condannato dal gup Ines Casciaro, in abbreviato, a cinque anni di reclusione con le accuse di tentato omicidio e incendio doloso, gli stessi capi d’imputazione per i quali il 33enne finì in manette. il giudice, però, ha riconosciuto all’imputato l’attenuante speciale, la 62 numero 2 ossia “dall’aver agito in stato d’ira determinato dal fatto illecito altrui”. Il sostituto procuratore Antonio Negro aveva invocato 8 anni di carcere mentre l’avvocato difensore dell’imputato, il legale Giovanni Apollonio aveva chiesto che il reato di tentato omicidio venisse derubricato in lesioni personali sulla scorta della perizia disposta dalla Procura con cui il medico legale Roberto Vaglio concluse che le lesioni riportate dalla vittima non avevano colpito organi vitali. La vicenda si verificò in un  piccolo immobile, in via delle Industrie, a Casarano. Il parapiglia avvenne non appena la partita si concluse. Il 33enne, di fede juventina, secondo quanto accertarono i carabinieri della locale Compagnia, in completo stato di ubriachezza, iniziò una lunga discussione, sia con il cognato, suo coinquilino, un venditore ambulante, sia con un loro conoscente, tutti di nazionalità marocchina. La controversia sportiva, però, prese una piega inaspettata. Jawad afferrò un lungo coltello da cucina e, sotto i fumi dell’alcool, che di certo gli hanno fatto perdere i freni inibitori, colpì al volto e alla testa il cognato. E mentre l’amico del cognato tentava di frapporsi per dividerli, soccorrendo il ferito e portandolo all’esterno, Jawad appiccò fuoco all’abitazione. Sul posto intervennero i sanitari del 118 che trasportarono il cittadino marocchino presso il pronto soccorso dell’ospedale “Ferrari”. L’uomo venne operato d’urgenza e i medici gli diagnosticarono una prognosi di trenta giorni. I carabinieri, invece, raccolte le dichiarazioni del testimone, arrestarono il tifoso “focoso” mentre i vigili del fuoco furono impegnati per oltre sei ore prima di riuscire ad avere ragione delle fiamme. Jawad con un’istanza presentata al gip Ines Casciaro ottenne poi i domiciliari dove si trova tuttora confinato. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Attilio Nassisi, ha avanzato una richiesta danni di 250 mila euro e verrà risarcita in separata sede. L’avvocato Apollonio ha già annunciato di voler appellare la sentenza in Appello.

 

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