“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo. 

Di fronte a una fetta di torta me ne mangio due

 

Guardo la televisione, sento che qualcosa mi disturba, osservo attentamente, noto che l’intervistatore è alla mia  sinistra e chi risponde alla mia destra, ma quando il regista esclude il primo,  la persona che risponde sembra che parli a me: l’assurda richiesta di parlare sempre e comunque  allo spettatore! Non mi convince, perché il poveretto si sforza. Poi accade peggio quando li ho di fronte tutti e due, e la situazione diventa buffa: uno fa la domanda e l’altro risponde rivolto a un pubblico invisibile e anonimo, raddoppiando in questo modo gli sforzi; sono più evidenti perché sembra ancora più attratto da chi ha a fianco e gli ha posto la questione e invece deve guardare verso di me, pure se non mi vede.

L’altro giorno la situazione era più complessa: il conduttore, l’ospite e dietro l’ospite una dozzina di persone che assistevano, io fuori dal campo, a casa mia a guardare il tutto. Se era uno dei dodici presenti a porre quesiti all’ospite, questi, costretto dal conduttore,  rispondeva a chi gli stava alle spalle guardando davanti a sé, ovviamente torcendosi da disperato.

Penso a quando anche il conduttore deve affrontare un tale problema! Allora si vedono due sventurati che vorrebbero, come è naturale, parlarsi guardandosi negli occhi e invece un imperativo categorico li costringe a guardare me, che per loro esisto e non esisto. Mi chiedo sempre: nessun regista televisivo si ribella mai a questa idiozia? Perché non se ne fregano di me che ascolto e non si comportano in modo naturale? Qualcuno crea loro un problema così stupido che diventano ridicoli.

Sì certamente, ci siamo abituati, e non sono cose gravi, soltanto errori di regia dovuti a un vecchio diktat televisivo, che considerava la TV diversa dal cinema. Non lo è, sono fiction entrambe, fiction di natura differente, ma sempre fiction tranne nel caso del telegiornale, forse…

Ci sono cose tuttavia più gravi a cui ci stiamo abituando, che riguardano il contenuto di ciò che viene trasmesso. Dovremmo sempre chiederci cosa c’è dietro alla stupidità dei programmi televisivi, che però a volte è solo apparente; saremmo più vigili a vantaggio anche di un’autonomia di giudizio.

Non mi riferisco alla TV spazzatura né ai talk show, dove si litiga a bella posta per fare audience, penso piuttosto alla bruttezza delle “piccole cose”, per esempio alla pubblicità. Penso al bisogno di umanizzare tutto, non solo animali, anche gli oggetti, dalla goccia d’acqua alle pompe di benzina, alla polvere che si allontana depressa dalla casa perché il nuovo prodotto l’ha cacciata via. Non mi disturba l’oggetto che parla, sia chiaro, se lo spot non mi convince  lo reputo idiota, altrimenti è OK. L’altra sera una buccia di banana si comportava come una persona, non parlava, mimava, ironica, simpatica, ha detto tante cose, bel disegno, ottima grafica, uno spot da premio.

E’ apparso poco tempo fa ( di recente è stato censurato ) un particolare invito: all’apparenza bisognava indovinare se il mancino usa la sinistra o la destra, se il cane presentato è un dalmata o un mastino, cose del genere. Sembra proprio che si tratti di indovinare: telefonate al 481**, scrivete sinistra oppure destra, e si aggiunge, en passant, sarete sorteggiati. Evidentemente funziona; se hanno continuato a mandare in rete questi messaggi, vuol dire che molti telefonavano. Come si chiama la Carrà? Raffaella o Giovanna? telefonate al 481**.

Per ciascuna telefonata qualcuno incassava soldi. Un modo semplice per farli: si utilizza un sottile meccanismo psicologico, si attira l’attenzione su un quesito semplice, si prospettano vincite allettanti, il fatto che si è sorteggiati passa in secondo piano. Di sicuro saranno bambini ( mi auguro ) a precipitarsi al telefono, e le mamme: ma sì bravo, prova. Invidio chi l’ha inventato, non tanto perché ha incassato denaro ( anche, in verità), ma perché la trovata è geniale. Senza essere propriamente scorretto, solo un tantino ingannevole.

Ah la TV! Gli errori si sprecano, ma tant’è! la lingua si evolve. Però ci stanno pure gli errori di logica linguistica. Una signora ( con una nuova, più efficace dentiera) dice: “ Di fronte a una fetta di torta me ne mangio due”. Non riesco a capire come faccia a mangiarne due, se ne ha di fronte una sola!

 

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