C’è un primo punto fermo nell’inchiesta sul tentato omicidio di Luca Greco e di Marino Manca, per il quale è indagato Salvatore Milito, 40enne di Squinzano e concittadino dei due bersagli mancati.

Il sostituto procuratore del Tribunale di Brindisi, Raffaele Casto, ha chiuso un primo filone d’indagine ipotizzando nei confronti di Milito le accuse di detenzione di arma clandestina, illegale detenzione di arma comune da sparo, ricettazione aggravata, falsità materiale commessa da privato in certificati aggravata, sostituzione di persona tentata e detenzione abusiva di munizioni. Tutte queste accuse sono cadute addosso a Milito, all’alba del 26 settembre scorso, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecce scovarono il 40enne all’interno del proprio covo ancora caldo, in contrada “Montenegro”, alla periferia di Brindisi, dove Milito si era rifugiato per sfuggire alle manette. Nell’appartamento brindisino, gli investigatori trovarono e sequestrarono una doppietta carica con matricola abrasa e canne mozzate, nove cartucce calibro 12 per fucile, tre cartucce calibro 9 per pistola. Nel corso della perquisizione, poi, spuntarono un coltello a scatto, due passamontagna, due paia di guanti, alcuni grammi di hashish e marijuana e ottocento euro in contanti. Inoltre, i carabinieri accertarono sempre nel corso dello stesso controllo che Milito aveva contraffatto la carta d’identità intestata ad un 43enne tarantino apponendovi una propria immagine fotografica. Il tentativo di sottrarsi all’identificazione da parte delle forze dell’ordine che lo braccavano da tempo, però, non andò a buon fine e per il 40enne scattarono le manette. Milito sapeva di essere ricercato perché ritenuto coinvolto nella sparatoria dell’8 settembre scorso quando in casa di Greco, in contrada “Carli”, sulla Squinzano-Casalabate, un summit per questioni di droga rischiò di finire in un lago di sangue. Nell’ambito della stessa indagine, sabato scorso, finì in manette Patrick Colavitto, 32enne brindisino, perché sospettato di aver dato ospitalità a Milito. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, accertarono come l’abitazione, utilizzata come covo da Milito, era stata presa in affitto proprio da Colavitto, la scorsa primavera. All’appello manca ancora il presunto autore materiale del ferimento di Greco, una quarta persona presente in contrada “Carli” l’8 settembre scorso, non ancora identificata dagli inquirenti.

 

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