Alessandro Verardi, il collaboratore di giustizia di 34 anni anni di Merine, frazione di Lizzanello è stato assolto dalle accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nell’ambito di un processo istruito per fatti risalenti al 2002

in cui Verardi era imputato insieme ad altre tre persone. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, Presidente Sergio Tosi, a latere Silvia Minerva, Anna Paola Capano, hanno disposto l’assoluzione per intervenuta prescrizione. I giudici hanno infatti riconosciuto a Verardi le attenuanti generiche e quelle legate alla collaborazione equivalenti all’aggravante contestata nell’accusa di favoreggiamento alla prostituzione, ossia la partecipazione di più persone con finalità di lucro e in tal modo il collegio giudicante ha valutato l’ipotesi di reato più lieve. Si è così arrivati a dichiarare il reato prescritto. Il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Elsa Valeria Mignone aveva chiesto due anni di carcere per il collaboratore. Lo stesso era intervenuto in video-conferenza nel corso dell’odierna udienza fornendo ampie dichiarazioni e smentendo un suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione. “Non ho avuto alcun collegamento con episodi di spaccio, non ho fatto alcun affare con la droga” ha riferito il collaboratore di giustizia. Per quanto riguarda la seconda contestazione, ossia il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, Verardi si è espresso più o meno in questi termini: “Non sono mai stato inserito in alcun tipo di organizzazione, ho semplicemente provveduto al trasporto di clandestini in un paio di occasioni presso la stazione ferroviaria di Lecce, mentre la vera e propria consorteria agiva nei territori di Brindisi e Bari. La stessa pubblica accusa, nel corso della requisitoria, aveva evidenziato come le dichiarazioni di Verardi si potessero ritenere attendibili e aveva chiesto per il 34enne due anni di carcere riconoscendogli le attenuanti generiche, escludendo l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e la concessione della diminuente prevista per la sua collaborazione e chiedendo che venisse condannato solo per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Sono stati, invece, condannati a sei anni di reclusione Indita Malhaji, cittadino albanese di 41 anni e Maurizio Calogiuri, 35enne di Lizzanello sempre per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Per il primo è stata disposta anche una multa di 600 mila euro, per il secondo di 760 mila euro. Gianluca Ratta, 36 anni di Castrì, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il sostituto procuratore aveva chiesto quattro anni di carcere per Malhaj e Calogiuri e l’assoluzione per Ratta. Gli avvocati difensori Gianluca Bianco (per Verardi), Giuseppe Martino e Amedeo Martina avevano sollecitato la prescrizione dei reati contestati ai loro assistiti, in subordine il minimo della pena. L’indagine partì da Bari e risale al 2002. Verardi sarebbe stato il promotore di un’organizzazione dedita allo spaccio di droga e allo smistamento di clandestini sull’intero territorio regionale in un periodo in cui gli sbarchi erano all’ordine del giorno. Nei mesi scorsi, poi, le dichiarazioni del 34enne hanno svelato nuovi retroscena sulla riorganizzazione della criminalità locale e la decisione di passare nella fila dei collaboratori di giustizia non è piaciuta a qualcuno. L’ultima vendetta trasversale, in pieno stile mafioso, ai danni dei familiari del collaboratore di giustizia risale alla notte tra il 14 e il 15 quando davanti casa della madre venne recuperata una bomba inesplosa. Il suo nome compare infatti nel maxi-processo “Augusta” in cui verrà giudicato in abbreviato. Per il prossimo 16 ottobre è prevista la requisitoria del procuratore aggiunto Antonio De Donno.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

sedici + 13 =