Il sindaco di Gallipoli, Francesco Errico, non molla, l’Asl nemmeno, «perché c’è un piano di rientro da rispettare». Quante sono realmente le speranze di una riapertura del punto nascita del Sacro Cuore? «Ce la giochiamo tutta fino alla fine», ripete il sindaco della città jonica.

Eppure, Valdo Mellone non sembra voler concedere nessuna apertura sulla questione.
«Il direttore generale rimane chiuso nei nostri confronti, però, ha anche detto che questa questione la può risolvere la politica». Dunque, la strategia di Errico è quella di fare pressioni sulla politica: il 23 ottobre dovrà accogliere l’assessore alla Sanità Attolini, per una visita nell’ospedale gallipolino.
«Gli esecutori materiali sono i politici: è proprio su di loro che dobbiamo puntare – afferma Errico – sicuri delle nostre ragioni, perché Gallipoli lavora con tre medici in meno rispetto all’organico: questo significa che il rapporto medico-nascite è di gran lunga superiore a tutti gli altri punti, anche se non arriviamo al numero di nascite previste».
Il sindaco vuol far toccare con mano adAttolini i vantaggi dell’ospedale della sua città: è ben collegato, con alcuni reparti d’eccellenza e, con la nascita del nuovo ospedale di Melpignano, sarà necessario puntare su di un centro che copra la costa jonica, attualmente scoperta a causa delle chiusure previste per Nardò e Gallipoli. «Basta investire pochi soldi per rilanciare la nostra struttura – puntualizza il sindaco. Abbiamo adottato una delibera per unire i comuni limitrofi in questa battaglia. Il reparto di pneumologia del nostro ospedale, del resto, è un bene che tutti hanno interesse a conservare: la rivista “Focus Salute” lo ha definito un’eccellenza italiana. Senza contare che, la settimana scorsa, “Il Sole 24 ore” ha ricordato che il nostro reparto di cardiologia è quello con il tasso di mortalità più basso in Italia».
Errico insiste sull’idea che una struttura nuova e moderna non possa chiudere. Il problema è che la stessa battaglia la sta portando avanti anche il Comune di Casarano, che ha un vantaggio: la sentenza del Tar Puglia che blocca la chiusura del suo punto nascita.
Il sindaco di Gallipoli, però, va avanti a muso duro e minaccia: «Chi si prenderà la responsabilità della chiusura dovrà fare i conti con noi, che risponderemo politicamente: la sinistra, il Pd, nella mia amministrazione, ha molti rappresentanti forti».
La soluzione, per Errico, è quella di chiudere Scorrano e rafforzare Gallipoli, «perché il territorio di Maglie Scorrano e Poggiardo sarà coperto dal nuovo ospedale di Melpignano».
Ottavio Narracci, direttore sanitario Asl, risponde lapidario sulla questione: «Ognuno ha le sue idee originali sull’argomento, ma la legge parla chiaro e noi l’abbiamo applicata: non si più tenete aperto un punto nascita sotto una determinata soglia di nascite. Poi c’è da fare i conti con il fatto che il Comune di Gallipoli ha perso il ricorso al Tar, mentre il Comune di Casarano l’ha vinto: noi non vorremmo che la programmazione sanitaria venisse discussa nei tribunali, contrapponendo le comunità e i loro rappresentanti. L’Asl, invece, si è fatta parte attiva affinché le comunità,nelle sedi istituzionali competenti(Conferenza dei sindaci e Conferenza dei sindaci di distretto) ci aiutino, attraverso la loro sinergia, a costruire il nuovo modello di organizzazione, che noi abbiamo proposto».
Insomma, dai vertici dell’Asl c’è un nietsecco, a meno che la politica regionale non intervenga a modificare il piano previsto. «Il regolamento n. 11 del giugno scorso ci dice che, entro il 31 dicembre, dobbiamo attuare il programma previsto: siamo, però disponibili a farci carico di una proposta che arrivi dai sindaci e dalla comunità. Quindi, se Gallipoli capisse che invece di fare la lotta da cavaliere solitario facesse un gioco di sponda, con gli altri comuni come Casarano, e si facessero portatori di istanze, uniti rispetto alla salvaguardia di uno o di due punti nascita, questo potrebbe favorire l’iniziativa dell’Azienda nei confronti della Regione. La modifica del programma, però, non dipenderà dal direttore generale dell’Asl, ma da una nuova decisione del Consiglio regionale pugliese».

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