Dopo diciotto anni di gestione possiamo ufficialmente affermare che un ciclo è finito. Ci sono tanti motivi perché si possa e si debba anche esultare ma, per onestà intellettuale e corretto esame critico del periodo, è necessario riconoscere che non tutto è stato negativo e che, anzi, ci sono stati livelli

di eccellenza, specie sul piano emotivo, da non poter mai dimenticare tipo i 35.000 presenti allo stadio per la partita decisiva con il Palermo e che sanzionava il ritorno in serie A della squadra. Il 3 a 0 è ancora impresso nella mente dei tifosi che ricordano quel 7 giugno del 2003 ed i gol di Camorani, Giacomazzi e Bojinov come uno dei momenti più esaltanti della storia della nostra squadra. Ve ne sono anche altri, tipo partite quasi di “spareggio” con il Torino per la permanenza in serie A, che ci hanno dato grandi gioie.
Ma oggi tutto questo non vale più se non per l’archivio storico della società, intanto perché il tempo passa crudele e brucia subito anche i ricordi più belli e poi perché nel bruciare i ricordi belli evidenzia in maniera forse eccessiva gli aspetti meno belli. Oggi è così e noi siamo obbligati a fare i conti con l’oggi e non con il passato! Per il passato sarà una disamina storica corretta e scevra da pregiudizi a dare il giudizio finale. Oggi, ribadisco, sappiamo che il Lecce è passato dalla gestione Semeraro alla gestione Tesoro e, quindi, si è chiuso un ciclo per riaprirne immediatamente uno nuovo. Purtroppo avremmo tutti sperato che il ciclo potesse essere chiuso in modo meno traumatico e più soft, ma nella vita non tutto si può avere. Sarà la giustizia ordinaria a stabilire una verità giudiziaria, talvolta diversa dalla verità vera, ma intanto la giustizia sportiva, anch’essa non immune da pecche e superficialità, ha sanzionato in maniera irrevocabile la colpevolezza del Lecce con una retrocessione che ha bruciato in un unico falò sentimenti, speranze, ricordi, momenti belli e brutti.
Ma oggi siamo qui a ripartire, anzi siamo ripartiti, più “bellicosi” di prima e con la voglia di fare bene e di meritarci il posto che ci compete. E’ questa voglia che dovrà animare il nuovo Presidente e che dovrà farci raggiungere i risultati che competono alla squadra ed alla piazza che la segue. In molti a Lecce  hanno sempre temuto che senza i Semeraro il calcio sarebbe morto mentre, personalmente, ero sempre convinto che così non fosse e che, prima o poi, un imprenditore, non importa la sua provenienza, avrebbe potuto fare anche bene; sono lieto di averci, almeno finora,  azzeccato. I Tesoro non potevano iniziare meglio di così ma anche per loro il difficile arriva adesso perché occorre sapersi confermare. Non parliamo più di “autogestione” perché questa dovrà essere insita nel concetto di gestione corretta, ma non c’è bisogno di ricordare che un saggio imprenditore, oltre al pareggio nudo e crudo del bilancio, dovrà anche fare qualche investimento, che potrà essere più o meno positivo, ma che costituisce quello che si definisce “il rischio d’impresa”. Il calcio non è soltanto gestione contabile  ma è anche passione, sentimento che, comunque, non debbono prevalere su una corretta gestione aziendale.
Al vecchio management del Lecce un saluto per l’uscita di scena, poteva essere più partecipato senza quel poco dignitoso crac finale! Ed al nuovo management un auspicio nell’essere oculato e nel circondarsi di professionalità che capiscano, sì d’azienda, ma anche e soprattutto di calcio e di rapporti con la gente.
In quest’articolo ho parlato poco di calcio giocato, ma cosa dire? In questo momento c’è una squadra che si muove come un carro armato nel suo ambiente naturale, il campo aperto, travolgendo tutto e tutti, con sei punti di vantaggio sulla seconda al punto da far sembrare questo campionato quasi una mera formalità per la promozione. Non mi stancherò di dire che non è così perché, anche diciassette anni fa, con Ventura allenatore, partimmo a razzo e arrivammo con il fiatone però fummo promossi e centrammo il risultato anche l’anno successivo.
Che cosa  augurarsi se non il ripetersi dell’impresa dal momento che Paganini stesso ci ha autorizzato a chiedere il bis.

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