Ancora una squadra lombarda sulla strada del Lecce. Dopo il successo in Coppa Italia contro il Martina al Via del Mare, domani i giallorossi di Lerda saranno impegnati sul campo del Como, una squadra che ha trovato la sua dimensione stabile in questa categoria dopo il fallimento e la faticosa risalita.

Archiviata l’era Preziosi, che valse ai lariani la doppia promozione dalla C alla A, la società lombarda, dopo la cessione da parte dell’attuale patron del Genoa, scivolò fino alla serie C2 aprendo le porte ad una crisi finanziaria che nel 2004 si trasformò nel fallimento che precipitò il calcio comasco nell’inferno della serie D.
Il Como riapproda tra i professionisti nel 2009 e lo scorso anno per tutto il girone d’andata resta in piena zona play-off salvo poi dilapidare l’intero vantaggio nella seconda parte della stagione restando invischiato in una lotta salvezza che si deciderà a favore dei lombardi solo all’ultima giornata.
Dopo l’esonero di Ernestino Ramella da quest’estate il Como è  nelle mani di Silvio Paolucci, tecnico 52enne arrivato dal Chieti, squadra guidata per una sola stagione dopo l’esordio con il Campobasso in serie D.
L’inizio in questa stagione per il lariani è più che buono: dopo 4 partite giocate (il Como ha già osservato il proprio turno di riposo alla 2a giornata) la squadra di Paolucci è ancora imbattuta e ha praticamente neutralizzato il punto di penalizzazione inflitto per la vicenda calcioscommesse.
E’ una squadra vivace quella lariana che punta forte su un 4-3-3 votato all’attacco per rincorrere la zona play-off.
Dopo il 3-1 dell’esordio rifilato al San Marino e firmato dalla tripletta di Alfredo Donnarumma, allo stadio Sinigaglia il Como ha impattato 1-1 contro il Prtogruaro, prima della doppia vittoria tra campionato e Coppia Italia ottenuta contro Reggiana e Casale col medesimo punteggio, 1-0.
Organizzazione di gioco e mentalità offensiva a parte il punto di forza di questa squadra sembra essere la qualità e l’esperienza di un centrocampo di alto livello per la categoria.
Spiccano infatti i nomi di Ardito e Giampà, due vecchie conoscenze della serie A che nel bene e nel male hanno visto i loro destini incrociarsi con quello della squadra giallorossa.
Andrea Ardito ha vestito la maglia del Lecce per due stagioni, quella dell’ultima promozione in serie A e la successiva nella massima serie: dopo le esperienze con Siena e Torino Ardito si ritaglia uno spazio con De Canio in panchina collezionando 34 presenze, mentre in serie A, l’anno seguente, fa fatica a farsi apprezzare. Per lui solo 14 presenze e i saluti a fine stagione.
Sicuramente meno piacevoli per Domico Giampà sono i ricordi legati al Lecce visto che proprio contro i salentini praticamente 8 anni fa, il 24 ottobre del 2004, Giampà, all’epoca giocatore del Messina, subì uno degli infortuni più cruenti mai visti in serie A. Lo scontro con le recinzioni a bodo campo dopo un contatto con Rullo gli costarono un profondissimo squarcio alla coscia destra, 147 punti di sutura e un lungo stop che ne compromise la carriera.
Al di là del suo spirito di vendetta Giampà è sicuramente uno degli uomini da tenere maggiormente d’occhio perché letale in zona gol grazie alla sua capacità di inserimento che finora gli ha consentito di mettere a segno due marcature, l’ultima, decisiva, contro la Reggiana.
Se sono pochi i dubbi di Paolucci per quanto riguarda difesa e centrocampo, il tecnico lariano deve ancora valutare come disegnare il reparto avanzato: davanti al portiere Perucchini il quartetto difensivo dovrebbe essere composto oltre che dal gallipolino Alex Benvenga che occuperà la corsia destra, da Luoni, Schiavino e Fautario, mentre in mediana, completerà il reparto l’ex Pisa Tremolada.
Davanti l’unica certezza sembra essere il centravanti Torrerossa: Paolucci sta valutando se affiancargli la coppia di esterni Lisi e Cia, come a Reggio Emilia, allo scopo di dare maggiore equilibrio alla squadra contro la corazzata giallorossa. L’altra ipotesi è quella di schierare il capocannoniere della squadra Alfedo Donnarumma al posto di uno dei due per dare più peso all’attacco.
Al momento la prima soluzione sembra la più plausibile: coni suoi 12 gol messi a segno il Lecce fa paura anche sulle rive del Lario.

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