«Si approvi la legge per tutelare l’artigianato». Il segretario generale di Confartigianato Imprese Lecce, Mario Vadrucci, sollecita la vicepresidente regionale ed assessore allo Sviluppo economico, Loredana Capone, ad aggiornare l’ormai obsoleta Legge quadro del 1985, adeguandola alle norme nazionali e comunitarie.

«Nel mese di marzo scorso – ricorda Vadrucci – sono state presentate due proposte di legge». Una a firma di Vadrucci e l’altra a firma dell’assessore Capone.
Intanto, l’altro ieri, il consiglio regionale ha approvato il disegno di legge che contiene «norme in materia di formazione per il lavoro» e prefigura tre tipologie di apprendimento: quello per la qualifica e per il diploma professionale; l’apprendimento professionalizzante o contratto di mestiere; e quello di alta formazione e di ricerca.
«Ora – incalza il segretario – bisogna aggiornare la legge sull’artigianato». Un comparto che, secondo i dati del nostro Osservatorio economico, rappresenta, solo in provincia di Lecce, un valore aggiunto che supera i due miliardi di euro e dà lavoro ad oltre 40mila addetti, di cui 19mila subordinati e 21mila «familiari». Sul registro della Camera di commercio di Lecce, sono iscritte più di 19mila imprese. A livello regionale, le imprese artigiane ammontano a quasi 90mila. Una cifra impressionante e che dà l’idea del «peso» dell’artigianato.
Tuttavia, «a causa della grave recessione – aggiunge il segretario – molte imprese rischiano la chiusura, a meno che non si intervenga prontamente salvaguardando l’artigianato ed, in particolare, quello artistico tradizionale, dalla concorrenza e dalle contraffazioni».
La Regione, secondo la proposta di legge,a firma di Vadrucci, deve promuovere «azioni per l’introduzione di sistemi di qualità e di certificazione volti a garantire la qualificazione dei processi produttivi e dei prodotti». Inoltre deve incentivare «l’innovazione e l’aggiornamento organizzativo e manageriale», nonché sostenere le imprese che investono in progetti di ricerca innovativa o di sviluppo competitivo di durata non superiore a tre anni, anche attraverso canali telematici.
Riguardo all’internazionalizzazione, sempre l’ente regionale «in compartecipazione» con i ministeri competenti, con l’Istituto per il commercio estero (Ice) e le Camere di commercio pugliesi, deve adottare «politiche di rete e supporto alla promozione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti, nonché promuovere investimenti esteri in Puglia».
Circa l’artigianato artistico tradizionale e la sartoria, sono da considerarsi «patrimonio culturale e storico della regione», quelle produzioni anche innovative che rispettano la tradizione o da questa ne «prendono ispirazione, avvio e qualificazione».
Per tutelarle, la Giunta regionale deve approvare i «disciplinari di produzione, marchi di qualità, variazioni ed aggiornamenti per le singole tipologie di attività», elaborati dal Servizio Artigianato, in collaborazione con artigiani ed esperti del settore, previo parere della commissione regionale per l’artigianato. Le imprese artigiane che eseguono tali lavorazioni possono richiedere il riconoscimento di «impresa artigiana del settore artistico, tradizionale e dell’abbigliamento su misura».
La Regione deve favorire l’integrazione tra i «sistemi formativi» e l’alternanza «scuola-lavoro», nonché la formazione a distanza e in azienda con particolare riguardo alle imprese dei settore artistico, tradizionale e dell’abbigliamento su misura.
La cosiddetta «bottega-scuola» deve essere gestita dal titolare in possesso della qualifica di «maestro artigiano», coadiuvato anche da un «maestro artigiano» pensionato, al fine di non disperdere un patrimonio culturale e artistico.

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