Foto di Giulio SchirosiNella voce unanime di allarme sociale per la crisi dell’occupazione nel Salento, oggi presso la Camera di Commercio di Lecce, il presidente Alfredo Prete ha chiesto il parere dei sindacati. Dalla Cisl arriva una proposta provocatoria: “chiediamo al Governo una zona franca, utilizziamo i fondi per gli ammortizzatori sociali e rilanciamo l’imprenditoria giovanile”

 

La situazione è tutt’altro che rosea e Lecce risulta tra le 10 peggiori province italiane per crisi occupazionale. I dati provengono dal sistema informativo per l’occupazione e la formazione, Excelsior, su commissione dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e sono elaborati sulla base di interviste dirette ad un campione di imprese.

“Il report di Lecce è desolante” ha commentato Alfredo Prete nel corso della conferenza stampa di questa mattina, affiancato dai segretari provinciali Cgil e Cisl, Salvatore Arnesano e Piero Stefanizzi.

Saranno 2060 i posti di lavoro in meno per il 2012, nel Salento, pari ad un meno 2,3 per cento. I 7810 lavoratori di cui si prevede l’assunzione, risultano essere 150 in meno dell’anno scorso, inoltre, per quest’anno sono previste 9780 uscite dal mondo del lavoro per cui molti lavoratori che andranno in pensione non saranno sostituiti da nuove assunzioni. 

La crisi economica è una scure che si abbatte sulle piccole e medie imprese, il costo del lavoro aumenta così come la pressione fiscale, le banche non aprono al credito e gli imprenditori, i più fortunati, sopravvivono sul mercato con il personale appena necessario. Il calo delle assunzioni riguarda soprattutto il comparto industriale e la formula non stagionale. I settori di produzione sono tutti in crisi, l’unico che ancora tiene duro è il turistico, anzi registra un segno positivo, ma è anche quello che assume più frequentemente lavoratori stagionali, oltre l’86 per cento. Tra le assunzioni non stagionali, una buona fetta, più del 16 per cento, è considerato dalle imprese “di difficile reperimento per il ridotto numero dei candidati”. “Lo ripeto da tempo – ha commentato il presidente Prete  – in provincia di Lecce manca il parallelismo tra il settore formativo e le esigenze imprenditoriali”.

Manca il personale tecnico, gli operai specializzati, mentre aumenta il livello di istruzione, il numero dei laureati assunti passa dall’8,3 al 17, 4 per cento, la richiesta più frequente corrisponde all’ambito economico e sanitario. I dati, evidenziano come la disoccupazione per il prossimo anno potrebbe aumentare, un disastro per un territorio già fortemente provato.

“I dati confermano le proiezioni del sindacato  – per il segretario Arnesano  – è arrivato il momento di una riflessione per un percorso comune di proposte fattibili, un tavolo permanente che coinvolga gli attori principali sociali ed economici: dai sindacati, alla Camera di Commercio, alle rappresentanze istituzionali preposte”. Bisogna essere incisivi con i due settori meno colpiti, secondo Arnesano, agricoltura e turismo, rendendoli traino per tutti gli altri settori. Lascia fuori la politica, il segretario, volutamente. “Siamo stanchi di tavoli di concertazione che restano fini a se stessi, dove si discute nell’arco di una mattinata all’interno di un ente istituzionale”.

Giusto lasciare fuori la politica, secondo il segretario Cisl, Stefanizzi. “La politica è assente e distratta, le vertenze sindacali corrispondono a passerelle e le interrogazioni parlamentari non hanno quasi mai un seguito”. Per il segretario anche gli ammortizzatori “drogano” il mercato del lavoro, oltre a umiliare i lavoratori, i quali adeguandosi alle circostanze, diventano fautori di un’economia sommersa che non da crescita.

“Facciamo una Santa Alleanza – ha dichiarato provocatoriamente Stefanizzi – tra chi può dare il proprio contributo per elaborare un progetto di sviluppo di questo territorio”. Devono nascere aziende di produzione nell’agroalimentare e nei comparti che lavorano con l’indotto,” non solo imprese di pulizie”. La provocazione di Stefanizzi ha riguardato la richiesta di zone franche, non urbane ma territoriali, dove i giovani oggi popolo delle partite iva, possano investire con agevolazioni fiscali idonee a lanciare nuove attività. “Anche le risorse degli ammortizzatori sociali si possono riformulare a favore di un nuovo fermento imprenditoriale, è una provocazione, non so quanto fattibile, ma qualcosa facciamola”.

Anche il settore che al momento non teme la crisi, il turismo, andrebbe incentivato. Dalle amministrazioni giungono quotidianamente iniziative volte a rilanciare il territorio in ottica di vocazione turistica, di destagionalizzazione del turismo, ma anche qui, c’è ancora tanto da fare. Parte da oggi, per esempio, la tassa di soggiorno per la città di Lecce, cifre irrisorie che in realtà possono fungere da deterrente per i turisti. Il presidente Prete, da sempre contrario all’imposta, oggi ha commentato quasi favorevolmente: “si tratta di una tassa di scopo, se fosse utilizzata per incentivare le strutture turistico – ricettive, avrebbe un senso, perché destagionalizzare non significa tenere aperti i lidi fino ad ottobre ma offrire tutta una serie di servizi”. L’augurio per tutti è che il report, stilato sulla base di statistiche, smentisca le cifre reali che si registreranno entro la fine dell’anno.

 

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