La politica comincia a muoversi lentamente. Dopo la “timida solidarietà” a Gaetano Gorgoni, primo direttore nella storia dell’informazione locale a dimettersi denunciando pubblicamente il precariato e i mancati pagamenti nella sua redazione, parte l’interrogazione dell’on. Teresa Bellanova.

La deputata del Pd si rivolge al ministro del lavoro e delle Politiche sociali, prof. Elsa Fornero, con un’interrogazione a risposta in commissione che parte dalla citazione dell’articolo 36 della Costituzione: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».
Una premessa importante in un periodo in cui il lavoro nel settore dell’informazione è diventato una specie di favore o di hobby: la testimonianza dell’ex direttore di Canale 8 è emblematica, perché spiega chiaramente quali sono le retribuzioni di alcuni redattori, che pur essendo laureati e qualificati si accontentano di 300 euro con ritenuta d’acconto.
Teresa Bellanova cita direttamente il caso che ha scosso l’Italia(ne hanno parlato tutti, da Sky a La 7, da Repubblica al Fatto, fino alla Rai): «Pochi giorni fa il direttore di Canale 8, emittente televisiva salentina, durante il Tg serale, ha rassegnato le proprie dimissioni asserendo che il gesto fosse “doveroso per difendere la dignità della nostra professione, considerata alla stregua di un hobby”. Lo stesso sembrerebbe aver rassegnato le dimissioni a causa della situazione nellaquale l’emittente ha tenuto e tiene giornalisti, operatori e personale negli ultimi mesi, con una decina di contratti nonrinnovati e alcuni licenziamenti».
In effetti,il j’accuse del direttore è un amaro addio dopo il tentativo di salvare l’azienda attraverso una possibile vendita, mentre quello che è accaduto è un depauperamento di professionalità e contenuti, con stipendi in ritardo di otto mesi, gente “finita in strada”, a causa di sfratto, e passaggi societari su cui Gorgoni ha chiesto chiarimenti.
In questi anni le “visite” della Finanza e dell’Inpgi hanno portato alla contestazione di diverse irregolarità in capo a Canale 8: in redazione sono state trovate anche due ragazze che lavoravano con contratti che erano già scaduti.
La proprietà della televisione locale finita nell’occhio del ciclone, subito dopo la visita degli ispettori dell’istituto previdenziale giornalistico, ha preferito non rinnovare i contratti alle redattrici che da anni andavano avanti con contratti a progetto e sono state messe dentro, scavalcando il direttore, redattrici non giornaliste, alla modica cifra di 300 euro l’una. Anche per la rassegna stampa è avvenuta la stessa operazione: l’ex direttore spiega tutto in diretta.
Quel tg, registrato alle 20,20, sta sfiorando le 33 mila visualizzazioni (cifre alte anche per il video caricato su Repubblica tv) scatenando l’urlo di dolore e la solidarietà di tanti giornalisti sfruttati in tutta la nazione.
La denuncia pubblica di Gaetano Gorgoni squarcia il velo di Maya su una realtà spesso descritta come un’isola felice, ma che è, in effetti, un inferno precarizzato e privo di tutele.
«Qualche tempo addietro, continua Teresa Bellanova,un cameraman è stato licenziato dall’azienda per aver denunciato sul social network Facebook la mancata retribuzione dello stipendio da mesi,nonostante gli operatori avessero continuato ad assicurareil servizio. Dopo questo evento, lesivo della dignità professionale e dei più elementari diritti di opinione, molti giornalisti, operatori di ripresa, redattori di testate on-line e addetti stampa hanno costituito spontaneamente il gruppo “Informazione Precaria” per determinare tempi e modalità di una protesta che, partendo dal singolo caso, “scoperchiasse l’ipocrisia che governa buona parte dell’informazione locale che ogni giorno racconta la precarietà altrui vergognandosi della propria o cedendo al timore del più becero ricatto occupazionale».
La deputata del Pd cita l’Intervento dell’ordine dei Giornalisti e i tantissimi casi che dipingono uno scenario inquietante: «Ieri l’Ordine dei giornalisti della Puglia in una nota“osserva e valuta con grande preoccupazione la situazione diffusa su tutto il territorio regionale che coinvolgecentinaia di giornalisti e giornaliste, cameraman, fotografie operatori dell’informazione che restano senza lavoro ocontratto […] da alcune grandi testate nazionali a numerosi emittenti televisive locali, dai piccoli quotidianialle free press, negli ultimi mesi sono molti i colleghi chesono stati licenziati anche da un giorno all’altro.Il problema della precarietà e della svalutazione del lavoro professionalizzato in questo settore sembrerebbe essere molto più diffuso di quello che potrebbe apparire. Dalle denunce che emergono, anche a mezzo stampa, molto spesso, giornalisti ed operatori del settore sono, purtroppo,soggetti ad una condizione di estrema ricattabilità che si concretizza in condizioni lavorative ed economicheestremamente penalizzanti».
Poi, Teresa Bellanova affonda il colpo e ricorda una delle possibili soluzioni alla sfruttamento, cioè l’equo compenso bloccato al Senato, probabilmente per le pressioni celate delle grandi lobby dell’editoria: «Va ricordato che il provvedimento legislativo sull’equo compenso del lavoro giornalistico è attualmente bloccato in Senato ed a parere dell’interrogante rappresenterebbe
una buona modalità per contrastare il precariato giornalistico che ha delle specificità e deve essere trattato attraverso un provvedimento specifico».
Il testo legislativo in questione, che prevede l’istituzione di una commissione ad hoc affinché le testate applichino i minimi retributivi e non sfruttino i precari, potrebbe essere un buon viatico sulla strada della lotta allo sfruttamento del lavoro giornalistico. Chi trasgredisce sarà escluso dai contributi pubblici.
La deputata del Pd chiude la sua interrogazione chiedendo al ministro di muoversi in questa direzione: «Quali iniziative il Ministro intende assumere in merito per garantire a questi lavoratori maggiori tutele lavorative ed evitare al contempo gravi penalizzazioni che, purtroppo, queste persone molto spesso sono costrette a subire, ciò affinché la libertà d’informazione e di autonomia del giornalismo, spesso invocata e troppo poco praticata, trovi finalmente spazio?».
Non è facile per i politici locali mettersi contro il “quarto potere”(cioè quello che hanno in mano gli editori e non i giornalisti, spesso precari e ricattabilissimi) e giocarsi la possibilità di crogiolarsi in tv o sulle pagine dei giornali con i loro comunicati quotidiani, spesso strabordanti di propaganda.
Eppure tutti hanno espresso la loro solidarietà al direttore dimissionario. Adesso è venuto il momento di rimboccarsi le maniche per portare avanti un compito che la politica e le istituzioni hanno il dovere di svolgere: difendere la parte debole di un rapporto di lavoro e determinare un futuro migliore e più dignitoso per questa professione.

Eliana Degennaro

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