L’Assostampa, in mattinata, ha organizzato un consiglio direttivo aperto, presso le Officine Cantelmo di Lecce: le dimissioni, in diretta, del direttore di Canale 8, Gaetano Gorgoni, sono state il motivo che ha spinto il sindacato dei giornalisti ad aprire una riflessione sullo stato dell’informazione locale in Puglia.

 

 

Il presidente regionale dell’Associazione Giornalisti, Raffaele Lo Russo, ha spiegato quello che il sindacato dei giornalisti ha intenzione di fare: «Molto spesso le difficoltà con cui si confrontano le aziende oggi sono figlie degli errori del passato: non diamo tutta la colpa alla crisi. In realtà, negli anni scorsi, la presenza di numerosi lavoratori nelle aziende editoriali era solo un modo per percepire maggiori finanziamenti dallo Stato. Oggi i contributi si sono ridotti e viene a galla il fatto che la maggior parte delle aziende vivevano sulla base di quelle risorse e non si sono patrimonializzate».

Durante l’incontro autorevoli giornalisti, attivi nel sindacato, hanno dipinto un quadro sul futuro dell’informazione a dir poco allarmante: il pluralismo informativo, il diritto all’informazione sono principi che hanno subito, e continuano a subire, un vulnus, perché la «professione precarizzata», soprattutto a livello locale,  fa finire in strada i professionisti per lasciare il campo a una massa di sfruttati, facilmente ricattabili, che accettano di svendersi per pochi euro.

Purtroppo l’era d’internet ha dato la falsa impressione ai fruitori dell’informazione che le notizie siano una cosa gratuita, priva di spese. I blog e migliaia di siti hanno agevolato questa percezione da parte del pubblico, ma in realtà la notizia è frutto di un lavoro intellettuale e di un’attività che non può essere improvvisata. Nel far-west dei siti on-line (e non solo) si moltiplicano gli stagisti che lavorano gratuitamente, magari solo per un tesserino da pubblicista da esibire quando si va al cinema. Le cose non stanno meglio nella carta stampata, dove i giornali più forti senza i collaboratori, pagati pochi euro, potrebbero chiudere.

Lo Russo cita il caso delle dimissioni in diretta di Gaetano Gorgoni: «Siamo qui sull’onda di quello che è avvenuto a Canale Otto. Le dimissioni in diretta sono l’extrema ratio dopo un lungo lavoro fatto di tentativi di aprire un dialogo serio con la proprietà e dopo aver mandato i controlli Inpgi, che hanno contestato una lunga serie di irregolarità».

Un altro problema piuttosto serio è quello che si aprirà quando la cassa integrazione cesserà di essere finanziata: tantissimi lavoratori peseranno sulle casse dell’istituto previdenziale giornalistico. Il sistema rischia il tracollo: troppa gente è andata a casa.

Il presidente Fnsi sciorina le cifre: «Bisogna fare sempre i conti con i numeri: gli iscritti alla Gestione Separata Inpgi sono 303 su 593 giornalisti professionisti iscritti all’Ordine; 700 su 3651 pubblicisti iscritti all’Ordine. Parliamo, in sostanza, di chi in qualche modo non fa più il giornalista o esercita il proprio lavoro senza pagare i contributi. È ineludibile la riforma delle professioni: oggi dobbiamo smetterla di parlare di pubblicisti e professionisti, perché giornalista è chi svolge regolarmente la professione, chi viene pagato e ha una  contribuzione». L’equo compenso è di difficile applicazione per lo Russo, perché bisogna fare i conti con le leggi di mercato: ci sono troppi giovani che vogliono fare i giornalisti, ma non c’è richiesta di da parte di datori di lavoro.

Adelmo Gaetani sottoscrive l’analisi di Lo Russo: «Ci sono i ladri di sogni (certi editori) e i fabbricanti di sogni (master, corsi universitari e scuole di giornalismo che non porteranno mai a nulla). Un incremento insostenibile di giornalisti, che deve trovare un limite. Bisogna capire se siamo in grado di gestire un percorso di riforma dell’Ordine e della professione».

Troppe scuole di giornalismo e master, troppa gente crede di fare il giornalista scrivendo sul web per hobby, ma quanti di questi siti garantiscono un reddito dignitoso?

A questa domanda bisognerebbe rispondere smettendo di speculare sui sogni della gente, cercando di tenere in piedi pochissime scuole, a numero chiuso e con docenti di fama internazionale, di altissimo e indiscusso spessore. Quale equo compenso si può pretendere da un editore di un sito on-line, se basta chiudere e riaprire qualcosa di diverso per sfuggire a tutte le sanzioni? Il sindacato deve fare la guerra perché si cerchi di far entrare nell’alveo del contratto quanta più gente è possibile: questo è il suo compito.

Nella riunione è emersa l’esigenza di unire le forze e di sostenere la cultura della legalità invitando tutti i colleghi a denunciare le situazioni di sfruttamento e illegalità: perché il rispetto delle regole si ottiene anche attraverso il coraggio della denuncia.

Venerdì prossimo nuovo incontro sui temi del precariato, sempre alla Officine Cantelmo, con l’intervento del presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino.

 

 

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