«Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?»: viene in mente questo aforisma, provocatorio, di Bertold Brecht pensando alla risposta che gli istituti di credito danno a tante famiglie e imprese mentre la crisi morde.

Le regole internazionali sono stringenti, così tanti imprenditori si ritrovano con i rubinetti chiusi. Costruttori edili con i cantieri fermi perché, pur essendo solidi, non riescono ad accendere nuovi mutui e, poi, casi eclatanti come quello dell’Omfesa. Tre banche in campo potrebbero salvare il futuro di oltre cento metalmeccanici che lavorano per la ditta di Trepuzzi, ma ora si sono tirate tutte indietro. Il motivo del dietrofront è un’inchiesta in corso della Gdf a seguito di un esposto di alcuni lavoratori per presunti problemi contributivi.

 

La Cgil dà una lettura impietosa dell’atteggiamento delle banche: «Utilizzano l’inchiesta sulle quote del fondo complementare per i metalmeccanici come scusa per non concedere il fido». no scoglio insuperabile, se le banche resteranno sulle loro posizioni, perché senza quei soldi l’azienda non può acquistare il materiale per lavorare e portare a termine le opere previste: le commesse vinte per 30 milioni di euro, secondo quanto sostiene Omfesa, e gli aiuti di Trenitalia non basteranno a tenere in piedi l’azienda.

L’ultimo incontro tra proprietà e rappresentanze sindacali, svoltosi ieri sera in Confindustria, ha avuto dei risvolti preoccupanti: l’avvocato dell’azienda ha avvertito che, visto l’atteggiamento delle banche, non ci sono altre possibilità fuori dal ‘concordato preventivo’, cioè  una procedura concorsuale attraverso la quale l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito o comunque per cercare di superare la crisi in cui versa l’impresa. Si tratta di un ridimensionamento che potrebbe portare, se le cose non si sistemeranno, al licenziamento di tantissimi operai. La Cgil lo vede come un «pre-fallimento» che angoscia tante famiglie (108 per la precisione): consiste nella riduzione dell’organico avvalendosi degli ammortizzatori sociali. Un «congelamento»che potrebbe costare commesse milionarie, come spiega la responsabile della segreteria Fiom Cgil, Annarita Morea: «Noi credevamo di sentire parole diverse, ieri sera, dall’avvocato di Omfesa, pensavamo ci dicesse che la proprietà era intenzionata a pagare una parte delle retribuzioni arretrate, che si parlasse della copertura per la cassa integrazione e invece ci hanno parlato di concordato preventivo e siamo stati sollecitati a chiedere un nuovo incontro in prefettura. Credo che il prefetto ora possa fare ben poco: bisogna sollecitare le banche in qualche modo».

A bacchettare le banche ci hanno pensato alcuni politici salentini. L’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha polemizzato duramente contro la chiusura dei rubinetti che le banche stanno mettendo in atto, usando la scusa delle indagini per venir meno agli impegni presi: «Pare quasi che qualche istituto di credito non vedesse l’ora di trovare un pretesto per mandare tutto all’aria. Chiedo al Prefetto di Lecce, che con pazienza ha seguito finora la vicenda, di ricorrere a un supplemento di pazienza per convocare ad horas le banche che hanno sottoscritto l’impegno al finanziamento. Le chiedo altresì di adoperare i suoi poteri per accertare se le notizie di procedimenti penali a carico di rappresentanti dell’Omfesa attengano al merito creditizio; cosa che – immagino – la procura di Lecce potrà riferire, senza ledere il segreto di eventuali indagini. Chiedo, in definitiva, che chi si assume la grave responsabilità di far fallire un’azienda che ha surplus di lavoro commissionato, e di gettare decine di lavoratori in mezzo a una strada, emerga incontestabilmente a un tavolo istituzionale per quello che è».

Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato Ugo Lisi: «Non è credibile che le banche che si erano dichiarate disponibili a supportare l’iniziativa per il rilancio di Omfesa, adesso, tornino sui loro passi per notizie che non sono notizie e per spifferi che non sono fatti. Il senso di responsabilità che deve appartenere a chi opera su questo territorio e vuole il bene di questo territorio, deve prevalere su tutto. Non abbiamo molto tempo davanti a noi, ma l’occasione per non tradire il Salento è ancora intatta».

Si apre una fase difficile per Omfesa: il suo destino è ancora nelle mani delle banche. Se gli istituti di credito non faranno la loro parte, avranno 108 famiglie che la penseranno, a torto o ragione, come Brecht, e non sarà una bella pubblicità.

 

 

 

 

 

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