Minacce e sistematiche intimidazioni anche da parte di gente gravitante intorno agli ambienti della criminalità affinchè i creditori ottemperassero ai pagamenti. C’è una prima svolta nell’inchiesta su un presunto vorticoso giro di usura a Monteroni: i carabinieri della Compagnia di Lecce, guidati dal maggiore Giuseppe Colizzi, nelle scorse ore hanno arrestato l’imprenditore edile Domenico Giancane, 63enne e il suo dipendente Giovanni Paolo Guido, di 43, entrambi residenti a Monteroni, con le accuse di usura pluriaggravata, favoreggiamento ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Il primo è stato rinchiuso nel carcere di “Borgo San Nicola”, il secondo, invece, è stato ristretto presso la propria abitazione, così come disposto dal gip Ines Casciaro, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli. L’indagine venuta a galla lo scorso 14 settembre con le perquisizioni che hanno interessato oltre agli odierni interessati anche altre due persone ha subito una nuova accelerata negli ultimi giorni. I carabinieri, con i due arresti, hanno dovuto porre un freno all’operato di Giancane che nei giorni immediatamente successivi alle perquisizioni presso le sedi delle sue aziende, la “Edil Giancane”, a Lecce e la “Maga”, a Monteroni avrebbe continuato ad inquinare il quadro probatorio, anche contattatdno le vittime che via via venivano convocate dai carabinieri con l’obiettivo di imporre loro una versione che fosse quanto più accomodante per alleggerire la sua posizione. E per imporre il silenzio alle vittime, ha spiegato il colonnello Maurizio Ferla nel corso della conferenza stampa svoltasi questo pomeriggio, Giancane si sarebbe avvalso di personaggi contigui o coimunque vicini alla criminalità organizzata locale. Per ora, però, nei confronti del principale indagato non è stata contestata l’aggravante dell’articolo 7, ossia delle modalità mafiose ma uno dei futuri canali investigativi scandaglierà proprio i presunti legami tra Giancane e personaggi della malavita. E’ certo, invece, al momento il ruolo ricoperto da Guido. Il fido collaboratore dell’imprenditore, così come viene definito dai carabinieri, si sarebbe prodigato per “mascherare”, rendendole apparentemente legittime con fatture false, operazioni usurarie. L’inchiesta è scattata grazie alla denuncia di una vittima, ma per gli investigatori l’elenco degli usurati sarebbe lunghissimo, composto da alcune decine di imprenditori e con attività, per lo più, localizzate  a Monteroni. Gli accertamenti avrebbero consentito di appurare come Giancane abbia imposto la sua “legge” imponendo tassi d’interesse ben oltre il limite consentito, gonfiati persino del 144%. A cadere nel giro illegale sarebbero stati in prevalenza imprenditori del ramo con i quali Giancane avrebbe instaurato rapporti di credito per commesse di lavoro. Le fondamenta dell’indagine si sono basate su migliaia di intercettazioni telefoniche captate dai militari che hanno così svelato l’esistenza di un sistema di strozzinaggio ben strutturato. Sono stati ascoltati i dialoghi con le numerosissime vittime, costretti a rinnovare periodicamente gli interessi su capitali concessi in prestito nei mesi precedenti e da lì è scattata una prima infornata di imprenditori interrogati. Alcuni di loro, però, messi alle strette, avrebbero persino negato di essere vittima di tassi ad uso capestro nonostante fatture e cambiali non fossero regolarmente redicontate nei registri contabili delle loro aziende. E che il giro di soldi gestito dai presunti usurai fosse piuttosto cospicuo i carabinieri lo intuirono il 14 settembre scorso quando vennero effettuate una serie di perquisizioni a carico non solo degli odierni arrestati ma anche di altre due persone, tuttora indagate a piede libero: Gianfranco Pati, 51enne, titolare di un’impresa edile e Fabio Frassanito, 60 anni, avvocato civilista e consigliere comunale in quota al Pdl. Nel corso di quel primo step d’indagine, i carabinieri sequestrarono circa 430 tra assegni e cambiali per un valore da capogiro quantificato in circa due milioni e 200 mila euro e dieci mila euro in contanti. Anche questa mattina, nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno ritrovato altro materiale ritenuto molto utile: cambiali e assegni e circa 5 mila euro nella disponibilità sempre di Giancane. Per gli investigatori, però, il lavoro non finisce qui. Il numero degli indagati a vario titolo nel giro di strozzinaggio con base Monteroni è destinato ad allungarsi e per farlo è essenziale che gli imprenditori fagocitati dal sistema economico illegale parlino. “Invitiamo tutte le persone che siano state vittima di usura a denunciare”, è stato l’appello del colonnello Ferla, “sappiamo che il numero degli imprenditori finito nella morsa dei cravattari è numeroso e raccontare la propria esperienza consentirebbe loro di poter accedere al Fondo delle Vittime dell’Usura”. Intanto nella giornata di domani, Giancane e Guido potranno raccontare la loro versione davanti al gip ines Casciaro alla presenza degli avvocati difensori Massimo Bellini e Andrea Sambati.

[widgetkit id=98]

 

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

15 − due =