Foto Arturo CaprioliQualcuno tra loro si è riconosciuto, dopo quasi mezzo secolo di storia e di vita vissuta altrove, qualcun altro ha fatto fatica a identificare nel distinto signore che aveva di fronte, il giovane compagno commilitone con cui ha condiviso un’esperienza militare nel 1965

Si sono ritrovati tutti a Lecce, dove 47 anni fa, alla caserma Zappalà, hanno prestato servizio come Allievi Ufficiali, all’interno del 39° corso sotto la  guida dell’allora vicecomandante, Mario La Mazza. Il corso conferiva loro il grado di Sottotenente, per proseguire poi con  Ufficiale di complemento nei vari reggimenti, prima di congedarsi. Da quel momento ognuno ha scelto la propria strada ma quasi tutti in ambiti professionali diversi da quello militare.
E’ stato proprio il Generale La Mazza a curarsi dell’ “adunata” dopo quasi mezzo secolo e ad organizzare l’evento, spinto dall’idea dell’ingegnere Lucca. Gli ex allievi si sono cercati per tutta l’Italia, qualcuno è arrivato dalla Sicilia, il più lontano da Como, 27 in tutto, quasi l’intero plotone, con le rispettive compagne, hanno partecipato alla due giorni leccese.

Più che un plotone militare, a vederli in vesti civili, sembrava l’Allegra brigata. Tutti animati da uno spirito goliardico conservato intatto nel tempo, hanno presenziato alle cerimonie istituzionali di cui la città di Lecce ha voluto omaggiarli. Di primo mattino, sono stati ricevuti dal Comandante della Scuola di Cavalleria, Generale Godio e hanno partecipato alla cerimonia dell’Alzabandiera, all’interno della caserma Trizzio, dove hanno deposto una corona di alloro al monumento ai caduti. A seguire sono stati ricevuti dal sindaco Paolo Perrone, anch’egli entusiasta per l’iniziativa dei giovani allievi nel frattempo cresciuti. Il sindaco, che li ha accolti nell’Aula consigliare,  ha donato ad ognuno di loro un gagliardetto, in ricordo e per la  riconoscenza di aver scelto la città di Lecce come luogo per la rimpatriata, augurandosi che altre iniziative come questa si consolidino nel tempo. Ultimo incontro istituzionale della mattinata è stato con l’Arcivescovo della Diocesi di Lecce, Monsignor D’Ambrosio. “Siamo coetanei, io sono parroco da 47 anni”, è stato il primo commento di Sua Eccellenza, prima delle parole di elogio per l’iniziativa e della preghiera con benedizione.

“Sono orgoglioso per l’accoglienza che la città di Lecce ha riservato a questa iniziativa – ha commentato il Generale La Mazza, cittadino onorario e residente nella città  barocca – e sono contento per la buona impressione che abbiamo fatto a questi “ragazzi”, per essere stati accolti dalle più alte cariche istituzionali, militari e religiose cittadine”.
Lo ha confermato uno di loro, Roberto da Roma, avvocato di professione e regista per hobby, che ha sposato con entusiasmo il progetto e anche il luogo d’incontro. “A Roma non avremmo avuto la stessa accoglienza”  ha dichiarato. E nel ricordare i mesi trascorsi a Lecce 47 anni fa, ha ritrovato una città diversa, più grande e anche più bella. Ha raccontato un aneddoto, qualcosa che gli è rimasto particolarmente impresso e che ha segnato un pezzo della storia salentina; la partecipazione in rappresentanza ad un funerale in un paesino del Salento, al quale tutte le donne del paese parteciparono in veste di prefiche. Nel frattempo qualcosa è cambiato, le prefiche non ci sono più e il Salento si è riscattato dal ruolo di “fine terra”, confinata ad un lembo tra due mari.
I ragazzi del ’65, il più giovane sessantanovenne, il più anziano settantaquattrenne, concluderanno la loro visita- rimpatriata domani, dopo la messa d commemorazione ai Salesiani, per i commilitoni che non ci sono più, poi si saluteranno con un “arrivederci”.

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