Berlusconi è pronto a mandare in soffitta il Pdl: non è una novità, ma in dopo il vertice di Palazzo Grazioli è stato ufficializzato il “reset”. L’azzeramento di cui parla Mantovano si avvicina sempre di più e ognuno cerca di prendere le sue contromisure per evitare di essere “rottamato”.

I colonnelli riuniscono le proprie truppe in ogni parte della Puglia per prepararle al “trapasso”. Sui media nazionali viene lanciata la nuova sigla “Centrodestra per gli italiani”(o italiano) e spuntano le solite definizioni per puntualizzare che si tratterà di un partito capace di interagire con gli elettori, come ha detto Alemanno: «Sarà un Pdl 2.0».
Intanto, le correnti interne al partito si moltiplicano.In questo periodo fa parlare molto di sé il movimento dei sindaci, “Italia chiamò”, che vede tra i protagonisti Paolo Perrone, ma c’è anche la “Nuova Italia” di Alemanno, che nel Salento è rappresentata da Alfredo Mantovano e che chiede un azzeramento del partito per un rilancio vero.
L’azzeramento brusco non attrae gli aderenti al Pdl salentino come Damiano D’Autilia, capogruppo a Palazzo Carafa, che rivendica lo straordinario risultato leccese, in controtendenza in tutta Italia: «Io sostengo il movimento ‘Italia Chiamò’, perché rappresenta un approccio diverso rispetto a chi pensa di sciogliere questo partito. Il Pdl invece va riorganizzato, dev’essere più vicino al territorio: è necessario attuare tutti i sistemi di partecipazione che ci hanno portato alla vittoria e a essere visti come credibili di fronte alla gente».
Il presidente di Alba service è in un “gruppo di ferro” che fa capo a Paolo Perrone e che con le comunali leccesi si è rafforzato notevolmente, rendendosi più autonomo rispetto a Raffaele Fitto. La “corrente perroniana” chiede di ripartire dai sindaci, dagli amministratori che si guadagnano il consenso sul campo: «Il movimento dei sindaci chiede di far prevalere il contatto con la gente e di dare spazio a chi è veramente vicino al cittadino. Inoltre, chiediamo di reintrodurre le preferenze. Non ha senso sciogliere il partito, il Pdl non va smantellato: va bene modificare il nome, ma non l’assetto del partito. Dobbiamo preoccuparci dei contenuti, dell’organizzazione, della sostanza. Si prenda esempio da quello che è successo nella provincia di Lecce: apertura alle primarie, congressi veri. Vogliamo esportare il modello Lecce. Io e Paolo Perrone siamo contro lo scioglimento, perché il malato si può curare, anziché ammazzarlo. Non condivido l’idea di Mantovano: se si azzera tutto, vuol dire che tutto va male e si getta al mare il bambino e l’acqua sporca».
Il capogruppo del Pdl a Palazzo Carafa afferma checi sono molte cose da rivedere all’interno del partitoe che si devono combattere le degenerazioni stile Consiglio regionale laziale, ma pensa che sia necessario farlo partendo da una base, «senza distruggere le cose buone del Pdl».
Saverio Congedo, consigliere regionale e “mantovaniano doc”, è più drastico: «La situazione è difficile: è necessario evitare la diaspora del popolo centrodestra dal Pdl, ma lo si può fare solo con una svolta che sia effettiva. Basta con i nominati a tutti i livelli, diamo spazio al merito. O si dà una svolta o non si risale la china: i nostri elettori sono disorientati».
Gli “azzeratori mantovaniani” si sono ritrovati questa mattina a Villa Romanazzi Carducci per un incontro con “i portatori di istanze”, con la gente, con le associazioni».
Sala gremita di partecipanti per l’appuntamento barese organizzato dai circoli “Nuova Italia”.Tra i temi centrali del dibattito: la legge elettorale, la partecipazione dei cittadini e futuro del centrodestra.
Alemanno ha ripetuto questa mattina che occorre rinnovare e rimettersi in piedi:«Il 2 dicembre, alla convention del Pdl, bisognerà capire se c’è veramente la voglia di ripartire attraverso il merito, la partecipazione e l’onestà».
A Bari, c’era pure il senatore Quagliariello, impegnato ad allargare le alleanze in Puglia, per togliere lo scettro a Fitto. L’ex ministro di Maglie, dal canto suo, è già da tempo in azione, dietro le quinte, per verificare gli umori della base e per preparare i suoi fedelissimi a un’eventuale fuga, se il partito di Berlusconi dovesse collassare. Lo sguardo è rivolto alla Sicilia, ma non solo: è necessario verificare che le operazioni del leader maximo non portino tutto il partito alla deriva.

 

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