Si ripete la visita della compagni Zappalà Danza di Catania a Lecce,  Venerdì 12 e in replica sabato 13 ottobre, considerata dalla critica europea una delle più interessanti realtà della danza contemporanea italiana. A ospitarla sono i cantieri teatrali Koreja nell’ambito della rassegna OpenDance.

La “storia” dell’ensemble catanese si identifica con la figura del suo fondatore Roberto Zappalà, direttore artistico e coreografo principale, il cui stile coreografico è divenuto un linguaggio originale e versatile. Fondata nel 1989, la compagnia risiede dal 2002 a Catania presso il centro per le arti performative SCENARIO PUBBLICO ed è tra le compagnie italiane più conosciute all’estero..

In scena “SILENT AS…” ispirato a posteriori a Il silenzio delle sirene di Franz Kafka, un nuovo percorso coreografico iniziato da Roberto Zappalà con Sud virus, creato per il Goteborg Ballet, dove è protagonista l’istinto creativo ed una danza astratta nella composizione del movimento ma non per questo meno ricca di suggestioni.

Per il coreografo catanese il silenzio evoca una serie di suggestioni: la quiete, la morte, la poesia, la tragedia, la musicalità, la libertà, la ferocia, l’immobilità, il colore (il bianco), ed infine la neve. Ed è proprio la neve la protagonista nascosta dello spettacolo. La neve, a metà tra acqua e ghiaccio, è ambigua e portatrice di caratteristiche positive e negative. Evoca la purezza, ma anche il silenzio assordante dell’indifferenza. Per Roberto Zappalà Silent as… è una nuova partenza poetica: la neve e il silenzio insieme, hanno la capacità di modificare lo spazio e il tempo, o meglio, la percezione che noi abbiamo dello spazio e del tempo. Il mondo sotto la neve è un mondo dove il tempo rallenta si riduce la visibilità e i movimenti sono altri, diversi dai soliti di ogni giorno; è soprattutto un mondo dove i suoni si riducono, si opacizzano, dove il silenzio è sovrano.

La neve non è un riferimento diretto allo spettacolo, ma è stata un punto di partenza importante per innescare un processo creativo in continua evoluzione. Il silenzio, da quello di Dio a quello degli uomini; il silenzio dentro di noi e di fronte all’indicibile; il silenzio imposto come una tortura e come estrema ribellione; come assenza, o sovraccarico, di comunicazione.

Il silenzio sempre relativo e la danza che ne sottolinea e amplifica le ambiguità, le tonalità e le sfumature più sottili. Con la consapevolezza che, se il silenzio è, può essere, musica, anche la danza può farsi carico della musica stessa, nel senso letterale di portarla con sé nello spettacolo.