Oggi intervistiamo un rappresentante della nouvelle vague degli avvocati italiani. Uno di quelli determinati a fare della propria passione un lavoro. Un giovane salentino che mira ai piani alti.

L’Avvocato Cristian Zambrini ha acquisito nel tempo una solida preparazione in un settore del diritto che, fino a poco tempo fa, era sconosciuto ai più: il diritto sportivo.  Guardando il suo curriculum si ha l’impressione di avere a che fare con un soggetto che, il diritto sportivo, ce l’abbia scritto nel destino. Si laurea nell’anno di Calciopoli. Termina il master di specializzazione qualche mese prima dell’esplosione dello scandalo calcioscommesse.

Avvocato è un caso o è tutto studiato?
È sicuramente un caso ma, a volte, il destino ti lancia dei segnali che bisogna solo saper interpretare. Ovviamente la passione che ho sempre riversato sullo sport mi ha aiutato ad indirizzarmi. La mia tesi di laurea affrontava un argomento che, al tempo, era di grande attualità: il rapporto tra l’ordinamento statale e quello sportivo con riferimento ai casi di responsabilità civile. Ricordo che in quegli anni fece scalpore il caso Genoa.

Scusi l’ignoranza, cosa riguardava il caso Genoa?
È stato un episodio eclatante nell’ottica dell’affermazione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo italiano e, contestualmente, ha segnalato quanta poca preparazione ci fosse tra i soggetti che vi ruotavano all’interno. Vi sono delle materie che il Legislatore ha attribuito esclusivamente all’ordinamento sportivo e che, dunque, non possono essere assolutamene sottoposte alla valutazione dei Tribunali ordinari. Ebbene il Genoa calcio non era dello stesso avviso e per questo, oltre che per il principale capo di imputazione, venne punito. Questo sinteticamente è stato parte dell’oggetto della mia tesi.

Quando è nato il suo interesse per il diritto sportivo?

Ho sempre analizzato con occhio critico gli avvenimenti che hanno caratterizzato lo sport ed il calcio in particolare. Nel corso nei miei studi mi sono chiesto perchè non coniugare la professione con la passione di una vita. In quegli anni ho maturato un ulteriore riflessione, tutt’ora, purtroppo, di grande attualità. Ai piani alti dello sport manca gente competente. Questo rappresenta un grande rischio per tutti: oltre che per i soggetti coinvolti anche e, soprattutto, per il sistema sport in generale. I casi recenti ne sono una triste dimostrazione.

Lo scandalo calcioscommesse purtroppo ci ha riguardato direttamente e, per questo, il Lecce adesso si ritrova a giocare in Lega pro. Come ha vissuto questo episodio?
Come ho già avuto modo di riferire in un intervista sul Quotidiano è stato un triste episodio che ho vissuto, purtroppo, da due prospettive: quella dell’avvocato e quella del tifoso. Da tifoso non posso che essere amareggiato perchè, in casi come questo, l’unica vera vittima siamo noi che vediamo penalizzata la nostra squadra del cuore da fatti che, con il calcio giocato, nulla hanno a che vedere. Da legale sono dell’opinione che ognuno debba prendersi le responsabilità dei propri gesti. Possiamo discutere quanto vogliamo in merito alla razionalità e/o alla coerenza della normativa sportiva ma, giusta o sbagliata che sia, deve essere rispettata. I concetti di responsabilità diretta, oggettiva e presunta sono le basi della giustizia sportiva e, dal mio punto di vista, non possono essere messi in discussione. 

Eppure al giorno d’oggi tutti parlano di una giustizia sportiva da riformare.
Certo. Ogni sistema deve evolvere, aggiornarsi seguendo il passo dei tempi ma da qui a sostenere che sia tutto da ristrutturare ne passa. L’ordinamento sportivo, come daltronde quello statale, ha subito nel tempo delle trasformazioni necessarie per gestire, nel miglior modo possibile, le dinamiche al suo interno oltre che per difendersi dall’attacco della criminalità. Gli istituti citati, adesso tanto bistrattati, rappresentano, forse, gli strumenti di difesa più efficaci in possesso dell’ordinamento sportivo. Tutto si fonda sulla volontà dissuasiva verso ogni tipo di condotta illecita che vada contro il fine principale: garantire un corretto svolgimento delle competizioni sportive.

La difesa del Lecce ha minacciato di portare il caso davanti al Tribunale amministrativo, il Tar Lazio. È possibile?
No. Seppur tale questione incida su interessi di vastissima portata, è pur sempre connessa all’osservanza e all’applicazione delle norme regolamentari dell’ordinamento sportivo e ai comportamenti rilevanti sul piano disciplinare. Tutto ciò rientra, come già detto, nella esclusiva competenza dell’ordinamento sportivo così come sancito dalla Legge n. 280 del 2003. Il Tar avrebbe l’unico potere di riconoscere un eventuale risarcimento del danno nel caso venisse accertata la mancanza di responsabilità del Presidente Semeraro. Il campionato non verrebbe, comunque, assolutamente variato. L’unica speranza, a mio avviso molto piccola, si poggia sulla sentenza del Tnas. Vedremo. 
Grazie per il tempo concessoci Avvocato!
Grazie a voi.

 

Avv. Cristian Zambrini iscritto all’Albo degli Avvocati di Lecce. Specializzato in diritto sportivo avendo conseguito il Master di II° livello in “diritto ed economia dello sport” con tesi dal titolo “la clausola compromissoria e l’arbitrato sportivo. Problematiche di diritto sportivo ed ordinario. Presta la sua attività di consulenza per atleti e società sia nell’ambito professionistico che dilettantistico. Email: cristian_zambrini@yahoo

www.studiolegalezambrini.it