La Contea di Lecce nasce con l’avvento della dominazione normanna che, nel volgere di pochi decenni toglie il meridione di Italia a Longobardi e Bizantini, estendendosi successivamente anche in Sicilia dove, a Palermo, viene fondato il Regno di Sicilia.

La suddetta contea ebbe una rilevante importanza politica in seno ai domini normanni, insieme al Principato di Taranto, cui spesso fu politicamente legata, specialmente quando Raimondello Orsini – Del Balzo, marito di Maria d’Enghien, prima, e suo figlio Giovanni Antonio riuscirono ad unire i due feudi in un unico potentato. Ma procediamo in ordine cronologico.
Il primo conte di Lecce fu Accardo I, di origine normanna, al quale successe nel 1055 il figlio Rainaldo, rimasto in carica ben poco, dal momento che nello stesso anno gli successe il fratello Goffredo I. Alla morte di questi, nel 1092, la contea passa nelle mani del figlio, Goffredo II, Conte di Lecce ed Ostuni, che nel 1129 trasmette i titoli al figlio Accardo II, fondatore nel 1133 del Convento Benedettino di San Giovanni Evangelista. Morto anche Accardo II, gli succede, nel 1133, il figlio Goffredo III, Conte di Lecce ed Ostuni e Signore di Caltanissetta che però non ha discendenza e quindi i titoli vengono ereditati dalla sorella Emma, madre, in seguito ad una relazione illegittima con Ruggero del Hauteville, di un figlio: Tancredi
Tancredi de Hauteville, Conte di Lecce, era dunque figlio naturale di Ruggero Duca di Puglia, il maggiore dei figli di Ruggero II Re di Sicilia, e di Emma figlia di Accardo II. Alla morte del nonno paterno appoggiò la rivolta contro Guglielmo I detto “il Malo”, promossa da Mattia Bonello. La guerra che ne seguì, nella quale i ribelli furono sconfitti, causò la distruzione di diverse città pugliesi, fra cui Bari, Lecce e Rugge, e Tancredi fu costretto a fuggire.
Dopo un periodo di esilio, alla morte di Guglielmo I, Tancredi ritornò in patria, giurando fedeltà al nuovo sovrano, suo cugino Guglielmo II detto “il Buono”, partecipando anche ad azioni militari con la flotta normanna, al comando di Margheritone da Brindisi. Venuto a mancare, nel 1189, anche Guglielmo II, si pose il problema della successione al trono di Sicilia. Alcuni sostengono che il sovrano avrebbe indicato come successore la zia Costanza, accettando il matrimonio che questa aveva contratto con Enrico VI di Svevia, figlio di Federico I “Barbarossa” Molti Normanni, tuttavia, non gradivano l’idea di vedere un  tedesco sul trono di Sicilia, pertanto, essendo Tancredi l’ultimo superstite maschio della casata, nonostante la nascita illegittima, nel novembre del 1189 lo incoronarono Re di Sicilia a Palermo, con l’appoggio del pontefice.
Divenuto imperatore, alla morte del padre, Enrico VI decise di riconquistare il Regno di Sicilia, sostenuto dalla flotta pisana, ma l’operazione fallì perché la marina siciliana riuscì a intercettare quella nemica, sconfiggendola, mentre sulle armate imperiali si abbatteva una serie di sciagure, inclusa una pestilenza, che decimò le forze. Tancredi, intanto, riusciva a catturare sua zia Costanza imprigionandola ed usandola come ostaggio per una tregua. Tuttavia accettò di consegnarla nelle mani del pontefice Celestino III, ma il convoglio che portava Costanza a Roma fu attaccato da un manipolo di forze  imperiali che la liberarono.
Nel 1194 Tancredi moriva in seguito ad una malattia, durante una campagna militare contro alcuni vassalli della parte continentale del regno, fedeli ad Enrico VI. Essendo morto, l’anno precedente, il suo primogenito Ruggero, fu designato quale suo successore il secondo figlio, Guglielmo III, che però aveva solo nove anni, pertanto la reggenza fu affidata alla madre Sibilla di Medanio. Lo stesso anno, approfittando della scomparsa di Tancredi, Enrico VI guidava un azione militare contro la Sicilia, impossessandosi del regno. Guglielmo fu accecato e sbattuto in prigione dove morì dopo poco. Anche la madre e reggente veniva fatta prigioniera, tuttavia a differenza del figlio riusciva a salvarsi ed a riparare in Francia, insieme alla figlia Albiria, presso corte la corte di Filippo II, la cui politica era palesemente ostile a quella degli Svevi. Fu proprio alla corte di Francia che Sibilla conobbe Gualtieri III di Brienne, che subito si fece paladino dei suoi diritti, quindi contrasse matrimonio con Albiria, che gli portava in dote il titolo di Conte di Lecce. Adesso spettava a lui andare a prenderlo materialmente, e Gualtieri non si fece pregare.

Cosimo Enrico Marseglia

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