Si è tenuto ieri pomeriggio, nella Sala1 del Cinema Multisala Massimo di Lecce, organizzato dalla libreria Liberrima, la presentazione del volume de I Meridiani Mondadori “L’Italia di Scalfari. Mezzo secolo tra pensiero e politica”.

Il parterre era davvero di tutto rispetto: l’autore, Eugenio Scalfari, fondatore de La Repubblica e il giornalista Paolo Mieli, anch’egli ex direttore de La Stampa e del Corriere della Sera e oggi presidente di Rcs Libri. Moderatore dell’incontro Gianluigi Pellegrino, noto avvocato leccese ed editorialista de La Repubblica. Grande assente Alberto Asor Rosa, attesissimo ma purtroppo bloccato da un’indisposizione, che ha firmato il saggio-prefazione al libro “Eugenio Scalfari. La passione per l’etica – scritti 1963-2012”. Ed è proprio prendendo spunto dallo scritto di Asor Rosa che Pellegrino ha introdotto l’opera di Scalfari che esce, ha ricordato l’editorialista, in concomitanza con il definitivo (?) abbandono della scena politica di Silvio Berlusconi, condannato, proprio ieri, a 4 anni per frode fiscale in seno al processo Mediaset. Aspetto di non poca importanza questo considerata l’instancabile campagna anti-berlusconiana di Scalfari durante tutto il “Ventennio” del Cavaliere. E Paolo Mieli non si è lasciato sfuggire l’occasione per sottolineare la fortuna di poter proprio ora leggere l’intero complesso degli articoli e dei saggi di Scalfari, in presenza di una congiuntura storica di tale portata, con una chiave di lettura d’eccellenza così spudoratamente servita su un piatto d’argento.
L’attesissimo intervento di Eugenio Scalfari si apre con una considerazione generale: gli anni della storia d’Italia sono paragonabili ad un “fiume carsico” che vede la sua fonte nella volontà settentrionale. È accaduto un fatto però, lungo questo percorso, e cioè che è si è palesata sempre di più l’insofferenza dell’italiano nei confronti dello Stato, una vera e propria miscredenza sfociata, per rimanere sul piano semantico dell’idrologia, nella concezione dello stato come un “nemico”. Gli italiani, secondo Scalfari, non sono abituati a vivere lo Stato ed è la storia stessa a dimostrarlo con i suoi protagonisti: emblematico il caso di Dante, padre della lingua italiana, vissuto esule per quasi tutta la sua esistenza. «Gli italiani sono degli anarcoidi» cioè non hanno insita in sè la visione della collettività in funzione del bene comune: meglio la “clientela”, meglio la “mafia”, meglio insomma qualsivoglia forma di anti-Stato.
Il volume “L’Italia di Scalfari” si inserisce nella collana de “l Meridiani” di Mondadori e anche qui è possibile scorgere una particolarità: è il primo dedicato ad un giornalista. Ma questo, forse, proprio perché, sottolinea Pellegrino parafrasando Asor Rosa, Eugenio Scalfari non è propriamente un giornalista così come la sua storia e ascesa professionale hanno dimostrato. Il vero merito, l’unicità di Scalfari risiedono nell’aver costruito una vera e propria opinione pubblica, è come se, da fondatore e  direttore de La Repubblica egli abbia plasmato i propri lettori trasformando fenomeni elitari in “merce” fruibile: «le sue mani – ha affermato Mieli, con riferimento ai giornali diretti dall’autore – creano il pubblico che lo legge».
Particolarità del libro è la nota autobiografica: Scalfari ha deciso di narrare le proprie vicende personali partendo dall’infanzia, con l’intento ben preciso di non mentire mai. Ci si sente così coinvolti in un percorso finalizzato al raggiungimento di una “comunità armonica” così come da bambino, mal sopportando le incomprensioni tra i suoi genitori, cercava di appianarne i conflitti.
Ciò che più ha entusiasmato il pubblico che gremiva la sala è stato il clima di convivialità con cui Scalfari raccontava le proprie esperienze professionali e di vita, intrecciandole con quelle di Mieli e con quelle dei grandi nomi della storia del giornalismo e della politica italiana.
La discussione ha toccato, naturalmente, i temi più infocati della situazione politica attuale, da Monti a Renzi, con una chiusura, sollecitata da Pellegrino, sul precariato nell’informazione e sulla libertà di stampa, soprattutto dopo il controverso “caso Sallusti”.
La missione di Scalfari è stata sempre quella di informare l’elettorato attraverso la consapevolezza: una missione che, alla fine dell’ennesimo Ventennio , l’autore si augura non si trasformi in vano martirio.

Federica Nastasia

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