Quando la provincia salentina incontra la Grande Mela, l’impatto è davvero sconvolgente. È così che nascono i Life&Limb, duo d’eccellenza di quella bella fetta di indie europeo che è la musica elettronica.

Non lasciatevi ingannare dal nome (un vecchio brano dei Fugazi), di hardcore c’è solo quello, per il resto ci si immerge nel sound elettronico più puro e ricercato. Dopo tre dischi come Populous, progetti italiani come “Girl with the Gun” o “Echoes of the Whales”, tanti remix (fatti e ricevuti) ed altre collaborazioni, arriva ora con un nuovo binomio: Life&Limb.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’ex Populous Andrea Mangia e l’MC americano Mike McGuire. Una collaborazione che ha visto come agorà internet ai tempi di Myspace: «Oddio sembrano decenni fa – dice Andrea – Mike mi ha mandato un messaggio, scrivendomi che adorava i miei due dischi (“Quipo” e “Queue for love”) usciti per Morr. Sulla sua pagina, poi, ho notato un player e quando ho pigiato il tasto play è partita questa voce, un tono simile a quello di Billy Corgan, con meno acido tra le corde, e Billy era un mio idolo di gioventù. Ho proposto a Short subito un pezzo (“Breathes the best”). Eravamo tutti super presi bene, Morr (una delle più avanguardistiche label tedesche) inclusa. Da lì il disco assieme come Populous & Short Stories (Drawn in basic) ed ora Life & Limb. È un po’ come se fossimo la stessa persona, solo che uno è scuro, peloso e leccese e l’altro è biondo, pallido e newyorkese».
Stessa sensibilità, infatti, come si può evincere dai due brani che circolano sul web: “Nadja” a “Carry on”, con tanto di versioni remix italiane e nipponiche (il loro album, infatti, è uscito in Giappone da un paio di settimane). Un sound che riporta un po’ al passato con una mal celata vena malinconica per le produzioni library music tipiche degli Anni ‘60/’70 e le tracce post-rock Anni ’90 degli Stereolab: «Le mode sono fresche e talvolta anche molto interessanti, ma è nel passato che risiedono le gemme più luccicanti».
L’intesa di Life&Limb è palese e un brano come “Before the flame and the flood” basta da solo ad evidenziarne la genuinità; in ogni traccia, certo, è ben più forte l’influenza del salentino: «Tutte le basi sono mie, credo dunque sia una cosa normale riconoscerci il mio gusto. Certo Mike dice la sua anche su quello e sceglie lui dove cantare e cosa aggiungerci, è un polistrumentista e avere come amico e collaboratore qualcuno che sappia veramente suonare è, comunque, magnifico».
Decisamente critica la valutazione di Andrea nei confronti dell’indie italiano, quasi millantato come tale nel suo giudizio: «L’Italia musicale è uno strano microcosmo, un microcosmo di merda. I nostri anni ’90 poi sono invecchiati malissimo e non credo ci sarà mai un revival di quei suoni, almeno spero. Abbiamo decenni di storia valida da riportare in auge. Ma evidentemente sono tutti troppo impegnati a rendere cool Max Pezzali».

Federica Nastasia

 

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