Nel Pd leccese il malumore cresce proporzionalmente all’avvicinarsi del congresso cittadino: un appuntamento in cui si affronteranno le correnti interne al partito.

Ci sono tre candidati già in campo: Lidia Faggiano, supportata da Loredana Capone, Andrea Imbriani, individuato con l’accordo Blasi-Casilli, e Alessandra Pinto, battitrice libera supportata da alcuni consiglieri comunali.
La decisione del segretario regionale del Pd ha fatto andare su tutte le furieil consigliere Antonio Rotundo, che ha già preparato un secondocomunicato di protesta per l’accordo sul nome dell’avvocato Imbriani: «Si tratta di gravi degenerazioni della vita democratica che rischiamo di uccidere il congresso sul nascere. È un compromesso verticista tra Blasi e l’area lettiana».

Onorevole Rotundo, Blasi non ha voluto ascoltare i suoi consigli e adesso parte all’attacco con i comunicati stampa?

«A Blasi ho detto, già da tempo, che bisogna fare un congresso senza correnti, senza cordate e pacchetti di tessere: quello che hanno fatto con i “lettiani” a Lecce è una degenerazione, un accordo di vertice. Bisognava assicurare un pluralismo effettivo, una partecipazione vera, lasciando liberi gli iscritti e non mettendo loro una camicia di forza. Abbiamo da un lato Loredana Capone con la sua candidata e dall’altro Casilli: così stanno ammazzando il congresso, ma c’è una rivolta dal basso».

La candidata della vicepresidente della regione ha le carte in regola per vincere?

«Lidia Faggiano ha fatto la consigliera circoscrizionale, è stata candidata al Comune con un bel risultato, ma sono candidati di qualcuno: questo è il vulnus. Lei e Imbriani rappresentano correnti contrapposte e in mezzo c’è Alessandra Pinto, che raccoglierà tutto il malumore e il disgusto per questi vecchi metodi».

Mi sta dicendo che tra i due litiganti potrebbe vincere la candidata sganciata dalle correnti, Alessandra Pinto?

«È una novità nel nostro partito: si è candidata alle comunali, è una persona per bene, ha tanto entusiasmo. È la candidata più fresca, con un buon seguito di giovani».

Andrea Imbriani non le piace?

«È un avvocato scelto da Casilli e Marra: una persona degnissima, ma sconosciuta al grande pubblico. L’area lettiana ha candidato il suo cavallo. Questa vecchia politica non può andare avanti così: è tutto autoreferenziale. Ho cercato di spiegare ai miei amici e colleghi di partito che la scelta dev’essere libera nel congresso».

Quante tessere sono state fatte in questo periodo?

«320».

Sono poche, non crede? State cercando di recuperare?

«Non so, perché con la situazione che si è creata la gente è delusa.C’è malumore».

Come farà a radicarsi sul territorio leccese un partito così diviso?

«Io sto aspettando che arrivino segnali dalla segretaria regionale. Le correnti ammazzano i partiti: una cosa sono i correntoni nazionali e altra cosa le piccole correnti locali, con capi e capetti e tanti aspetti degenerativi».

Lei avrebbe voluto un po’ di voce in capitolo in più, da consigliere esperto che è riuscito ad avere anche un buon risultato personale di voti?

«Per quello che mi riguarda, ho scelto di non fare pacchetti di tessere, proprio per favorire il rinnovamento. Se io mi fossi messo in mezzo, avrei messo in fila centinaia di iscritti. Ora, però è necessaria una svolta: la partecipazione. Io dico che bisogna dare un segnale».

Quali sono i problemi che porterete all’attenzione dei leccesi?

«Una situazione finanziaria di precarietà estrema, che la cittadinanza sta già pagando con una tassazione molto alta, con scarsi investimenti, con l’impossibilità, di fatto, di realizzare opere pubbliche».

Alberto Capraro