L’ombra del commissariamento nei primi mesi del 2013(marzo o aprile) non fa più dormire sonni tranquilli ai consiglieri provinciali salentini. Non era mai stata presa in considerazione la possibilità di andare a casa ancora prima della scadenza del mandato.

Simona manca è furiosa: «Mi chiedo come sia possibile che un Governo tecnico senza legittimazione popolare e chiamato a gestire l’emergenza, faccia una riforma di queste dimensioni, che sconvolge l’assetto istituzionale del Paese e in qualche modo violenta la democrazia. E mi chiedo ancora come si possa fare tutto a colpi di decreto e in un clima di sostanziale indifferenza e silenzio. Ormai è chiaro che c’è un disegno generale dell’esecutivo che vuole far ricadere gli effetti della spendingreview esclusivamente sulle Province, lasciando inalterati l’impianto delle Regioni e il sistema del Parlamento, nicchie di privilegi e autentiche voragini che determinano l’inaccettabile costo della politica italiana».
Oggi, in Provincia, si sono susseguiti gli incontri, anche la giunta ne ha discusso, ma l’incertezza regna: bisogna attendere la decisione della Corte costituzionale, perché non è ancora chiaro se le Province saranno veramente declassate a enti di secondo livello, come vuole il governo, o resteranno di primo livello.
I membri del governo centrale vanno spediti per la loro strada e ripetono che presto si procederà al commissariamento per permettere la transizione: lo ha ripetuto il ministro  Filippo Padroni Griffi, ieri a Lecce.«Entro fine mese, ha avvertito il membro del governo, sarà varato il decreto per il riordino, saranno nominati i commissari e si andrà al voto». Un azzeramento che rischia di aprire una corsa per il Parlamento anche tra coloro che ancora non ci avevano pensato, compreso Gabellone.
Adriana Poli Bortone dà la colpa di questa situazione anche a Vendola e torna a chiedere il commissariamento della Regione: «Disattendere le norme è motivo di commissariamento. Ed è quello che con un ordine del giorno, approvato dalla maggioranza in consiglio provinciale a Lecce, abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio ed al Ministro dell’Interno. Valga anche per Vendola l’art. 120 della Costituzione italiana».
La senatrice bacchetta il presidente della Regione Puglia che «non ha attuato il Consiglio delle Autonomie, organismo di partecipazione delle istituzioni territoriali presente nello statuto regionale fin dal 2004 e poi già nel 2006 divenuto il contenuto principale di un regolamento ad hoc».
«In 6 anni – continua Adriana Poli Bortone- Vendola non ha  mai trovato il tempo per insediarlo.  Ha lasciato che i Comuni si dilaniassero nell’immaginabile difesa localistica».

Mandare a casa tutti prima della scadenza di un mandato fa sorgere qualche dubbio costituzionale, ma desta perplessità anche questa riforma a metà, che da un lato fa venire meno i punti di riferimento istituzionali locali, dall’altro è gattopardesca, perché le Province non vengono abolite e rischiano di trasformarsi in un altro carrozzone.

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