Il Tribunale di Lecce ha deciso. La Curia di Nardò e Gallipoli verrà citata in giudizio come responsabile civile nella persona del vescovo monsignor Domenico Caliandro nel processo in cui è imputato don Quintino De Lorenzis, il sacerdote di 35 anni originario di Casarano, accusato di violenza sessuale nei confronti di un giovane marocchino di 28 anni.

E’ quanto hanno disposto i giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, (Presidente Stefano Sernia, relatore Silvia Minerva, a latere Anna Paola Capano) che hanno così rigettato la richiesta presentata dall’avvocato difensore Marcello Marcuccio, oggi in sostituzione del collega Bruno Emanuele Bruno. Il legale dell’imputato aveva sollecitato un’uscita di scena del vescovo dal processo. Il collegio di giudici, invece, ha pienamente accolto la linea difensiva della parte civile rappresentata dall’avvocato Salvatore Centonze il quale, con un intervento antecedente alla decisione dei giudici, ha evidenziato come l’operato di un parroco debba ritenersi sempre subordinato e controllato dal suo superiore. E’ stata anche avanzata una richiesta di risarcimento danni di 50 mila euro nei confronti della Curia e il processo è stato aggiornato al prossimo 20 novembre 2013. L’episodio al 15 ottobre del 2011. Secondo quanto denunciato dalla presunta vittima, gli abusi si sarebbero consumati proprio all’interno della sacrestia. Il parroco avrebbe attirato il cittadino extracomunitario con la promessa di garantirgli cibo e vestiario facendo leva sullo stato di forte indigenza in cui versava il 28enne. La presunta vittima sarebbe stata palpeggiata mentre si vestiva e toccata anche nelle parti intime tanto da provocare nel giovane “ansia e depressione curate con terapie farmacologiche”. Dopo la denuncia che ha dato l’input ai carabinieri della Stazione di Nardò per effettuare una serie di accertamenti, nel gennaio scorso, don Quintino è stato rinviato a giudizio dal gup Nicola Lariccia. Nel frattempo, il parroco, da oltre un anno e mezzo alla guida della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, è stato dapprima sospeso, per poi abbandonare definitivamente l’incarico.