Azioni malavitose come veri e propri gangster con le “nuove leve” pronte a vendicare qualsiasi torto subito. Così come in occasione dei colpi di pistola contro Daniele Urso, un’azione intimidatoria compiuta da due degli arrestati: Emanuele Toma e Orazio Preite.

Un agguato, scrive il giudice Ines Casciaro nelle circa 50 pagine che racchiudono l’ordinanza, scaturito da una relazione d’amore intercorsa tra l’ex fidanzata di Preite e Urso con quest’ultimo costretto poi ad emigrare in Svizzera per evitare guai peggiori. L’attentato, però si deve inquadrare in un contesto finalizzato ad evidenziare il ridimensionamento del ruolo criminale di “Nena”, sopranome di Daniele Manco e del suo campare “Fiusco”, ovvero Daniele Urso. E lo stesso Manco sarebbe stato bersaglio dei suoi rivali così come confermerebbero alcune intercettazioni effettuate in carcere. Pericolosi e pronti a tutto, così vengono descritti i cinque arrestati  come in occasione di un’aggressione ai danni di un giovane bagnino brutalmente aggredito presso uno stabilimento balneare di Torre San Giovanni solo perché aveva osato invitarli ad uscire dalla zona di mare riservata ai bagnanti con la loro moto d’acqua. Per quel pestaggio le indagini hanno accertato come presunto responsabile Orazio Preite mentre sussistono gravi indizi a carico di Emanuele Toma. Un episodio rimasto sottaciuto e che aveva comportato per la vittima un’iniziale prognosi di 8 giorni dalla quel era poi derivata una incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 60 giorni tanto da risultare inabile al lavoro. Nelle intenzioni degli arrestati, poi, c’era anche l’intenzione di tendere un agguato nei confronti di Espedito Valentini, il 27enne di Supersano, ritenuto il presunto assassino di Roberto Romano, 36enne di Ruffano, ucciso con quattro colpi di pistola lo scorso 24 marzo. In una intercettazione del 20 maggio 2011, si fa riferimento ad Antonio Galati e a Fernando Vizzino, come i presunti responsabili di un attentato ai danni di Espedito, sfumato perché gli aggressori non erano riusciti a forzare l’abitacolo dell’autovettura all’interno della quale si era rifugiata la vittima. Antonio Galati, al riguardo, riferisce: “Gli avremmo sparato un colpo in faccia…lo avremmo buttato affianco allo sportello ci saremmo messi in macchina, lo avremmo portato in mezzo alla campagna e si bruciava macchina e tutto lui e avremmo buttato anche il fucile e lo avremmo ucciso”.  Gli arrestati da giovedì potranno fornire la loro versione nel corso degli interrogatori di garanzia alla presenza degli avvocati difensori Laura Minosi, Biagio Palamà, Massimo Bellini e Giuseppe Palese.

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