La polemica sulle nuove nomine ai vertici della società partecipata di trasporti, tenuta in piedi da qualche giorno dal consigliere comunale di Lecce Bene Comune, Carlo Salvemini, è sfociata in una conferenza stampa. Il fulcro ruota attorno alle competenze dei nuovi nominati e ai curricula degli esclusi

 

“Un’esigenza di trasparenza elementare legata ad un interesse pubblico: conoscere chi è chiamato a rappresentare gli interessi della città all’interno di una società mista che gestisce il fondamentale settore della mobilità (trasporto pubblico e sosta a pagamento), alle prese con il delicato e complesso problema del filobus, che occupa oltre 172 dipendenti, che fattura oltre 11 milioni di euro. Non quindi una nomina qualunque, evidentemente, che legittima un’esigenza di chiarezza”. E’ quanto sostiene Carlo Salvemini che sottolinea un inesistente attacco al nuovo presidente Mino Frasca, consigliere provinciale in quota Pdl.

“La mia non vuole essere nemmeno una critica politica – ha continuato il consigliere comunale in conferenza insieme all’altro consigliere di Lecce Bene Comune, Saverio Citraro  – come hanno  sostenuto gli esponenti provinciali e regionali del Pdl”. Il nuovo presidente SGM, tuttavia, gode di un notevole peso politico già palesato nelle scorse competizioni elettorali e che sarebbe di supporto a quelle future.

Per Salvemini si tratta solo di tener fede, da parte del sindaco che ha vagliato le credenziali dei candidati, “ai criteri generali sanciti dalla Legge ai quali il Sindaco deve attenersi in materia di nomina e/o designazione di propri rappresentanti in Aziende Enti Istituzioni: “La scelta da parte del Sindaco deve essere improntata a presupposti di onestà, preparazione culturale, capacità ed esperienza professionale, per quanto possibile nel settore di attività dell’Ente. Per essere nominati o designai gli interessati dovranno possedere una particolare competenza tecnica o amministrativa per gli studi compiuti o per funzioni disimpegnate presso aziende pubbliche o private o per uffici ricoperti”.

Se la nomina di Mino Frasca è legittima, secondo Salvemini non resta che comparare il suo curriculum con quello degli altri pretendenti. Il curriculum del  primo, con un diploma in ragioneria e nessun precedente in campo amministrativo, confrontato con 66 curricula inviati  e che attestavano preparazione culturale, capacità ed esperienza professionale, competenza tecnica amministrativa, studi compiuti, funzioni svolte presso aziende pubbliche e o private,  “un serbatoio ricchissimo di preparazione alla quale il Sindaco non ha voluto tenere conto”

Un curriculum in particolare, tra quelli inviati al comune e in seguito analizzati da Salvemini, secondo il consigliere di Lecce Bene Comune, “mortifica il talento”; è quello di laureato in ingegneria del 1968 al Politecnico di Torino, con esperienza di studio e stage negli USA; responsabile per il centro sud Italia di una società privata di ingegneria americana che si occupa di consulenza aziendale nel campo dell’innovazione di prodotto e processo attraverso l’implementazione di software innovativi di simulazione per applicazioni nel campo dell’industria auto motive, aerospaziale, di difesa e nel campo dei servizi finanziari e nel mercato dell’energia; ora ricercatore presso l’Università del Salento; autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e comunicazioni a congressi nazionali ed internazionali. Ossia una figura di ricercatore con esperienza significativa sia in ambito squisitamente accademico che nell’ambito della ricerca e sviluppo presso l’industria dove ha ricoperto posizioni di responsabilità e dirigenziali con incarichi anche all’estero.

Il punto è che un bravo imprenditore, qual è il Sindaco, probabilmente nel compiere una scelta idonea alla gestione delle proprie aziende, sarebbe stato più oculato nella scelta delle competenze tecnico-amministrative.” In questo caso – ha chiosato Salvemini –  il sindaco ha tenuto conto degli equilibri di coalizione, del dovere di restituire precedenti favori politici ottenuti, la necessità di non rischiare di perdere un campione di preferenze in vista delle prossime elezioni politiche. E cosi l’ossessione del consenso, il potere dei partiti personali (che tanti danni sta procurando alla politica) ha prevalso su merito, capacità, competenza. A tutto danno degli interessi della città.

A poche ore dalla conferenza stampa, giunge la risposta del sindaco Perrone, fuori sede per impegni istituzionali, e lo fa dal suo profilo Facebook:

 

“Rispondo a Carlo Salvemini e al suo argomento degli ultimi giorni, cui ha dedicato anche una conferenza stampa: l’attacco a Mino Frasca nominato Presidente della SGM. Voglio ricordare a Salvemini che la legge non impedisce a un diplomato di rivestire l’incarico di Presidente in una società come l’SGM. Non dovevamo nominare l’Amministratore Delegato, il Direttore Generale né il Direttore d’Esercizio, figure che certamente avrebbero necessitato di specificità tecniche. La scelta di Frasca ha risposto a criteri, a mio avviso, non meno importanti: l’impegno nel mondo sindacale (nelle relazioni industriali SGM negli ultimi anni ha registrato grandi risultati), motivazione e continuo impegno sul campo, larghissimo consenso elettorale. Aspetto, quest’ultimo, che considero di grande valore in una fase caratterizzata dal vento imperante dell’antipolitica. Mi compiaccio, in tutta sincerità, di aver dato poi questa possibilità ad una persona che, partita da zero, è riuscita nel tempo a raccogliere i frutti del suo impegno.

Fermo restando che mi assumo tutte le responsabilità di questa scelta, chiedo a Salvemini, prima di emettere sentenze, di valutare insieme i risultati della Società già a partire dai prossimi giorni.

Questa sua battaglia viene a svilirsi nel momento in cui, facendo un salto nel passato, chiunque può ricordare la posizione del consigliere quando il partito di cui era segretario nominò Umberto Uccella Presidente della STP solo per aver avuto il merito di essere stato segretario provinciale dei Ds. In quell’occasione Salvemini non proferì verbo, nonostante il Presidente non godesse di particolari attitudini e competenze in materia. Tacque anche quando, finito il mandato, si poté valutare catastrofica e fallimentare la gestione Uccella, che lasciò la presidenza della Società con milioni di perdite ripianate dalla Provincia di Lecce, cioè da tutti i salentini. Un modus operandi, ahimè, di chiara matrice politica e tutt’altro che obiettivo, con un risultato per il diretto interessato alquanto imbarazzante. La faziosità è sempre nociva quando é accompagnata da memoria corta”.

 

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