“Sono stato il capo assoluto della criminalità leccese fino al mio arresto. Gestivo tutto io, dal traffico della droga alle estorsioni.” Lo ha detto in aula il boss Roberto Nisi, 60 anni, leccese, arrestato nell’operazione Cinemastore.

E’ stato interrogato da accusa e difesa nel corso dell’udienza preliminare che si sta svolgendo dinanzi al giudice Carlo Cazzella. Poi la parola è passata al pubblico ministero Guglielmo Cataldi, che ha chiesto una condanna a quasi quattro secoli di carcere per i 46 imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato (gli altri hanno già patteggiato la pena o andranno a dibattimento).

La pena più elevata, a 18 anni di carcere, è stata invocata per il fratello del boss, Giuseppe Nisi. 6 anni invece sono stati richiesti per la moglie Carmela Merlo, che nella precedente udienza, interrogata in aula, aveva negato di far parte dell’associazione:“Facevo ciò che mi chiedeva mio marito”, ha detto, “ma non sono una mafiosa”. 15 anni di carcere sono stati richiesti per l’altro presunto promotore dell’organizzazione Pasquale Briganti, detto “Maurizio”, 43enne leccese; 10 per Teodoro De Nuccio, 55enne di Alessano, il referente del sodalizio per il Capo di Leuca; 12 anni per Gianni Dolce, 33enne di Surbo e 11 per Vincenzo Zonno, 26enne di Toritto.

Sono 62 in tutto gli imputati coinvolti nell’inchiesta condotta dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Lecce, sotto la guida dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Il blitz, scattato all’alba del 24 gennaio scorso, assestò un duro colpo ai clan nati dalle ceneri della Scu, e operanti soprattutto a Lecce, con ramificazioni nel brindisino e nel Capo di Leuca, e rapporti di buon vicinato con gli altri gruppi egemoni del territorio, da Monteroni a Gallipoli. Associazione per delinquere di stampo mafioso, spaccio di droga, estorsione e gioco d’azzardo, le accuse principali contestate a vario titolo.

Nella prossima udienza, il 17 ottobre, la parola passerà ai legali che costituiscono il collegio difensivo. Tra loro Giancarlo Dei Lazzaretti, Umberto Leo, Gabriele Valentini, Pantaleo Cannoletta e Mimmo Rampino.

La sentenza è attesa per la fine di novembre.

 

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