Cinque “nuove leve della criminalità” sono state arrestate dagli agenti del commissariato di Taurisano che, dopo una lunga e complessa indagine, sono riusciti a svelare scenari inquietanti, intrecci e legami criminali nel sud Salento.

Gli arrestati rispondono ai nomi di Orazio Preite, Emanuele Toma, Antonio Fernando Vizzino e dei fratelli Galati, Marco ed Antonio, questi ultimi figli del collaboratore di giustizia Silvano Galati, ex affiliato al clan Cucurachi di Supersano.
L’indagine degli agenti di polizia, coordinati dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico, è durata molti mesi ed è stata di tipo tradizionale, ma è stata agevolata dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, che hanno permesso di diradare le “nubi” che erano calate su alcuni episodi violenti avvenuti dal 2004 al 2012.
Tutti gli indagati, tre dei quali hanno ricevuto in carcere l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Ines Casciaro, su richiesta del Pm Giovanni De Palma, rispondono a vario titolo di detenzione di sostanza stupefacente, detenzione e porto di armi da sparo clandestine, tentato omicidio e lesioni. Tuttavia, nel corso delle operazioni di polizia giudiziaria, non sono state rinvenute né armi né droga.Al centro, il Questore Vincenzo Carella. Ai lati il vicequestore Federico ed il sostituto commissario Buffo
L’attività investigativa ha preso origine dal tentato omicidio del 36enne di Supersano, Marco De Vitis, risalente al pomeriggio del 24 gennaio del 2011. Quel giorno, De Vitis si trovava nei pressi della villa comunale, sui gradini del bar “Coffee Dream”, in via Diaz, quando vide Antonio Galati imbracciare un fucile Benelli calibro 12 e premere il grilletto cinque volte nei suoi confronti. In quella circostanza, fortunatamente, il 36enne riuscì a sfuggire all’agguato.
Da quell’episodio, le indagini degli agenti del commissariato di Taurisano sono procedute a ritmo incessante, fino a svelare scenari inquietanti e delineare una serie di intrecci e legami tra persone note alle forze dell’ordine, tutte considerate come le “nuove leve” della criminalità, nonostante non appartengano ad alcun gruppo organizzato.
Ore ed ore di ascolto delle intercettazioni ambientali e telefoniche hanno permesso agli agenti di ricostruire diversi episodi che, forse per omertà o per paura di ritorsioni, nessuno aveva mai deciso di denunciare.
Uno degli episodi più significativi è rappresentato dall’arresto di Biagio Santantonio, che fu trovato in casa con armi (pistole e fucile) e droga (8 gr di hashish) nascoste nel vano caldaia. Dalle intercettazioni si riuscì a stabilire che era stato Orazio Prete, nipote di Stefano Prete “Stefanino lu pacciu” come era noto nell’ambiente della sacra corona unita, a nascondere armi e droga. Voleva l’arresto di Santantonio, che poco tempo prima lo aveva denunciato per lesioni e per averlo sparato, senza colpirlo, con una pistola. Una fase della conferenza stampa
L’altra vicenda inquietante, sulla quale gli agenti hanno fatto piena luce dopo l’omessa denuncia delle vittime, riguarda la brutale aggressione di un bagnino di Torre San Giovanni che, nell’aprile del 2011, fu pestato a sangue e gettato più volte in acqua. Il bagnino – come si scoprirà soltanto grazie all’ascolto dei testimoni – aveva avuto la colpa di avere sgridato Orazio Preite ed Emanuele Toma, per essersi avvicinati troppo alla riva con i loro acquascooter.
Un altro episodio fino a poco tempo fa ignorato dalle forze di polizia e venuto a galla grazie al paziente ascolto delle intercettazioni è quello relativo ai colpi di pistola che Preite e Toma, entrambi armati di una calibro 7,65 e di una calibro 9, esplosero all’indirizzo dell’auto di Daniele Urso, “colpevole” di avere avuto una relazione sentimentale con l’ex ragazza di uno dei due. Era la primavera del 2010.
Il meticoloso lavoro delle forze di polizia ha consentito di accertare altri episodi, relativi a cessioni di droga (cocaina), furti e detenzione di armi da sparo.

 

 

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