La mannaia “spending review” non risparmia nemmeno le società partecipate di comuni e province. A Lecce, con lo scioglimento previsto dal governo, oltre duemila lavoratori rischiano il posto di lavoro. Questa mattina, durante la manifestazione dei lavoratori nei pressi della Prefettura,  le parti sociali  sono state ascoltate dal viceprefetto Aprea si che si è messo a disposizione per il coinvolgimento della deputazione salentina al problema

Le organizzazioni sindacali confederali e di categoria Cgil Filcams, Cisl Fisascat, Uil Uiltucs, Ugl Terziario, Cisal e Slai Cobas, hanno proposto la condivisione di un documento, supportato da parti politiche e sindacali per chiedere al governo la modifica dell’articolo 4 del decreto legislativo 95/2012  che  prevede lo scioglimento delle partecipate entro il 31 dicembre 2013. Per la provincia di Lecce si tratta di Alba Service, Stp e Sanitàservice.

“Il viceprefetto ci ha garantito la massima disponibilità per giungere a questo obiettivo” – ha dichiarato il segretario provinciale della Cgil, Salvatore Arnesano a margine dell’incontro in Prefettura. Al problema di ordine nazionale, altre province e regioni si stanno organizzando richiedendo tavoli prefettizi dove produrre documenti validi per la modifica del decreto da presentare all’attenzione del governo.

Si tratta di un aggravio della già precaria economia salentina e un motivo in più per contrastare la politica di questo governo che mette in discussione i posti di lavoro, l’ economia delle famiglie coinvolte e un totale impoverimento del territorio. “La liquidazione delle società gestita dagli enti pubblici altri non è che la soppressione delle stesse che, passando al settore privato, non potranno garantire per gli stessi lavoratori” secondo Arnesano. Le società partecipate, nate sotto il controllo degli enti locali che gestiscono con  le percentuali di quote azionarie, spesso si sono rivelate dei carrozzoni dove occupare posti dirigenziali di politici non eletti, si legge nel comunicato congiunto delle sigle sindacali, ma non si tiene conto di realtà virtuose attraverso le quali un gran numero di soggetti inoccupati o esclusi dal mercato del lavoro hanno trovato occupazione.

“Al fine di scongiurare che la riduzione della spesa pubblica passi sulla pelle dei lavoratori chiediamo un intervento diretto di tutte le Istituzioni, ognuno per le proprie competenze, volto ad esercitare una pressione nei confronti del Governo e del Parlamento affinché modifichi le norme varate delle legge sopra citata. Ciò affinché le esigenze di spesa pubblica non penalizzino esclusivamente i servizi resi alla cittadinanza e la stabilità del rapporto di lavoro”.

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