La banda è stata sgominata dopo l’ultima “spaccata”. Alle prime luci dell’alba, gli agenti della squadra mobile di Lecce e Brindisi hanno smantellato un gruppo, composto da leccesi e brindisini, specializzato in furti ai danni dei bar annesse alle stazioni di servizio e tabaccherie. Le razzie sarebbero state una decina, in poco più di un mese e mezzo. Tra gli arrestati anche due donne.

Le manette sono scattate ai polsi di sei persone: Luciano Liuzzi, 35enne di Squinzano, già detenuto e condannato ad 11 anni di reclusione; Gennarino Riezzo, 52enne di Surbo; Carmelo Del Prete, 25enne di San Donaci; Tony Falcone, 36enne di Cellino San Marco; Carmen Coppola, 29enne di Squinzano e Giovina Vitale, 42enne di Cellino San Marco. Tutti gli arrestati, ad esclusione di Del Prete, sono già noti alle forze dell’ordine.
L’esponente di spicco del gruppetto è ritenuto Luciano Liuzzi che, insieme a Daniele Vitale, fu arrestato un paio di anni fa, perché ritenuto componente della cosiddetta “banda dell’Alfa 166”. Il commando, tra il 2008 ed il 2010, mise a ferro e fuoco la provincia, inanellando una serie di scorribande notturne e furti. Per quei fatti, il 35enne di Squinzano è stato condannato in primo grado ad 11 anni di reclusione lo scorso 21 marzo 2012.
La banda agiva in orari notturni e colpiva in più parti del territorio, a volte anche in rapida sequenza, preferendo zone che, per la particolare posizione, garantivano facili e rapide vie di fuga. Nel corso delle diverse scorribande (una decina gli episodi contestati dagli investigatori tra Salice Salentino, Campi Salentina, Lecce, Surbo, Novoli e Carmiano) gli arrestati odierni avrebbero portato via migliaia di stecche di sigarette e decine di videopoker e macchinette cambiasoldi, ospitati nei locali presi di mira. Notevoli anche i danni arrecati agli infissi ed alle porte a vetri delle attività commerciali colpite, letteralmente sfondate con mazze ferrate ed altri oggetti contundenti, per riuscire a crearsi il varco per entrare.
Il gruppo è accusato anche di alcuni furti d’auto, per mettere in atto il cosiddetto “cavallo di ritorno”: dopo il furto, contattavano il proprietario e lo “invitavano” a pagare una certa cifra, per ritornare in possesso dell’auto.
Sei le ordinanze di custodia cautelare in carcere (cinque sono state eseguite, la sesta è stata notificata in carcere al Liuzzi) emesse dal gip Annalisa De Benedictis, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia, che ha coordinato le indagini della squadra mobile di Lecce.
Il cerchio attorno al gruppetto si è stretto alle prime luci del giorno, dopo l’ennesimo colpo messo a segno con le stesse modalità a Veglie, ai danni della stazione di servizio Q8, sulla strada per Leverano. La quadratura del cerchio è avvenuta durante la perquisizione domiciliare in casa di Vitale, dove gli agenti di polizia hanno rinvenuto una cassetta metallica, circa un migliaio di stecche di sigarette e ancora filtrini e macchinette per il confezionamento delle sigarette, tutta merce rubata poche ore prima dalla Q8.
Il ruolo delle due donne, legate ad altrettanti componenti della banda da un legame sentimentale, era tutt’altro che marginale: guidavano le auto durante i furti, si occupavano di nascondere la refurtiva e di parcheggiare in luoghi isolati le auto rubate, sulle quali veniva esercitato il “cavallo di ritorno”. A volte, le due donne arrestate si sarebbero destreggiate in spericolati inseguimenti con le forze di polizia, coi carabinieri e gli istituti di vigilanza privati.
Prima di entrare in azione – come accertato dagli investigatori dopo ore di appostamenti ed indagini – veniva sempre effettuato un sopralluogo.
Tuttavia, la banda delle “spaccate”, arrestata nel corso dell’operazione “Break Open” di oggi, non si sarebbe limitata a rubare in bar e tabaccherie: il 24 aprile scorso, infatti, portò via circa 400 paletti in acciaio da una distesa di vite nelle campagne del brindisino, su un terreno di proprietà di due note cantine vitivinicole leccesi.
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