“L’Università: bene comune”. E’ affermando questo richiamo che si sono riunite questa mattina le forze politiche e sociali dell’Università del Salento, in un’assemblea comune per una riflessione collettiva circa la difficile situazione che da settimane vive l’Ateneo.

A presiedere l’assemblea, con i loro interventi dai chiari intenti comuni, i tre segretari nazionali dei sindacati FLC CGIL, UIL/RUA e di Confsal. Un incontro voluto e dovuto si può dire, per porre l’attenzione non più sulle polemiche e sugli scandali che sono imperversati all’interno dell’Università ma per portare l’attenzione su possibili soluzioni per risolvere le questioni in sospeso, prima tra tutte la stabilizzazione dei precari.
Sono 40 infatti, i dipendenti dell’Ateneo a tempo determinato che vedranno la scadenza del contratto il 15 dicembre e che ad oggi, nonostante una prima contrattazione avvenuta il 15 ottobre, non hanno nessuna notizia circa il loro futuro, con conseguente preoccupazione per se stessi e per le famiglie che mantengono.
E di soluzioni i sindacati ne hanno  in cantiere, in primis quella che fa più discutere ovvero le dimissioni del Rettore Domenico Laforgia, perché “non è stato capace di governare l’Università e di portarla fuori da una situazione disastrosa in cui è caduta anche a causa della legge Gelmini”, come ha tenuto a sottolineare il Segretario Generale Nazionale FLC CGIL , Domenico Pantaleo.
“Con questa assemblea – ha continuato – vogliamo portare chiarezza. Se L’Università è un bene comune ne devono discutere tutti, non solo Rettore e Consiglio ma anche studenti, cittadini, professori. L’Ateneo salentino si inserisce in un quadro di devastazione che ha colpito tutte le Università italiane a causa della legge 240 ma proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di una grande unione tra le componenti, avvengono invece dei movimenti inaccettabili da parte degli organi di comando. Bisogna ripristinare un clima di fiducia, perché questi atti hanno portato a pensare che si decida ogni cosa in maniera unilaterale e tutto ciò lede sull’immagine e sul futuro dell’Università. Deve essere messo al centro il bene comune e non quello personale, bisogna liberare l’Ateneo dalle influenze dei potenti, per questo sfidiamo il Rettore a presentare un piano vero di programmazione per rispettare le regole e per combattere la precarietà”.
Duro anche l’intervento della Coordinatrice Nazionale Confsal, Teresa Angiuli, che ha definito le dinamiche ultime dell’Ateneo come “atteggiamenti mafiosi, che indicano quanto si vuole male a questa Università ma anche alla società e alle nuove generazioni. Quello che è successo a Lecce è l’immagine dello scempio che succede in Italia e per cambiare le docenze non devono modificare le leggi ma la mentalità stessa”. Teresa Angiuli ha ribadito l’importanza dell’idea che ha al momento l’Ateneo salentino. “C’è bisogno di un programma per distragga l’opinione pubblica dall’immagine negativa che è stata data, ridiamo un’idea migliore a livello nazionale. Per far ciò chiediamo degli immediati tempi di risoluzione delle tematiche presenti nell’Università e l’immediata stabilizzazione dei precari”.
In sostanza ciò che si chiede è un confronto faccia a faccia che finora non è avvenuto ma è stato sostituito da un vivace botta e risposta di comunicati stampa delle parti in causa. In merito a questo è intervenuto il Segretario Generale Nazionale UIL/RUA Alberto Civica: “Quando si alza una voce di dissenso o si fa una critica, c’è sempre la minaccia di querela, fatta avvocati che nella maggioranza dei casi sono pure pagati dallo Stato; con queste dinamiche è impossibile trovare una soluzione perché a me hanno insegnato che per risolverle c’è bisogno del confronto. Non mi era mai successo di non poter incontrare il Rettore, enonostante sia venuto a Lecce più volte, mi è stato chiesto solo adesso. Ebbene adessp io risponderò al confronto solo se verranno eliminate le interferenze legali, perché creano problemi a gestire la realtà sindacale. Noi siamo pronti a sederci al tavolo delle trattative ma le decisioni dobbiamo prenderle insieme come sono le effettive regole del gioco: a quel punto si discuterà di democrazia e di precariato, che sarà risolto nei termini che diciamo noi, perché qui dobbiamo risolvere i problemi della gente.”
L’assemblea si è poi protratta con un lungo dibattito nel quale sono intervenuti oltre a professori e persone legate al mondo accademico, anche i rappresentanti dei precari che attendono il rinnovo di un contratto che tarda ad arrivare. Adesso non resta che attendere la risposta del Rettore alle mozioni lanciate dai sindacati.