I familiari di Antonio Montinari, 42enne leccese assassinato il 12 ottobre 2010 da una baby-gang a Fortaleza, in Brasile, attendono – a distanza di due anni esatti dall’omicidio del loro parente – ancora di sapere la verità. Ed è per questo che hanno deciso di andare di persona in sud America.

La madre e la sorella del leccese partiranno mercoledì prossimo.

Il 12 ottobre del 2010, il 42enne ed un amico brasiliano, Paolo, erano seduti ai tavolini di un bar del barrio “Bom Jardim”, uno dei quartieri più malfamati della città, quando sono stati avvicinati da quattro persone, che hanno iniziato ad aprire il fuoco. I due amici, pur feriti, riuscirono a scappare. Ma mentre Paolo si mise in salvo, il ristoratore leccese fu raggiunto ed ammazzato da cinque colpi di pistola.
“È una vergogna, uno schifo. Dopo due anni, non riusciamo a sapere cosa sia accaduto veramente ad Antonio. È per questo che abbiamo deciso di partire. Abbiamo più volte chiesto di sapere cosa sia successo quel giorno – racconta la madre del 42enne – ma non abbiamo mai avuto risposte. Le uniche notizie che ci sono arrivate sono uscite dalla bocca della moglie di mio figlio (la brasiliana Luciclelia Pereria Duarte, ndr). Qui in Italia non riusciamo a sapere la verità: è per questo che siamo costrette ad andare in Brasile”.
Antonio Montinari si era trasferito a Fortaleza da circa un anno mezzo e lì aveva aperto un ristorante, “El Gringo”, che portava avanti insieme alla moglie. Gli autori dell’omicidio del leccese sono stati individuati da tempo, ma non basta. I familiari di Montinari vogliono sapere chi ha ordinato l’uccisione di Antonio e soprattutto il perché. Dei quattro presunti killer, due sono in carcere, mentre altri due sono nel frattempo deceduti: due quattordicenni, arrestati nel dicembre 2010, hanno confessato l’omicidio ma non hanno detto chi li abbia mandati; gli altri due probabili assassini, padre e figlio, invece, hanno evitato il carcere perché intanto sono stati uccisi.
“I due minorenni arrestati torneranno liberi tra poco, questa non è giustizia. Andiamo in Brasile per sapere la verità e se è vero ciò che mi ha detto mia cognata. Non sappiamo ufficialmente come siano andate le cose. Da due anni – conclude la madre del leccese – la nostra vita è solo rabbia e veleno”.

 

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