E’ la prima volta, questa con il quintetto di Raffaele Casarano, che Eugenio accetta di rielaborare il proprio repertorio in chiave prettamente jazz. I suoi brani più conosciuti si sviluppano così in inaspettate soluzioni timbriche ed armoniche, impreziosite dalle improvvisazioni di Raffaele Casarano, Mirko Signorile, Marcello Nisi, Marco Bardoscia e Alessandro Monteduro, talenti emergenti del jazz italiano dal sicuro avvenire.

In una lontana intervista del 1976 alla domanda: “Come definiresti il tuo stile?”, Eugenio Finardi rispose: “Canzoni popolari italiane arrangiate alla Weather Report”. E in effetti il jazz, ed in particolare quello elettrico e sincopato degli anni ’70, fa spesso capolino nella musica del cantautore italoamericano, che ha collaborato negli anni con nomi prestigiosi come Patrizio Fariselli, Gianni Coscia, Ares Tavolazzi, Gianluigi Trovesi e Stefano Cerri. Nel nuovo millennio Finardi ha ampliato i suoi orizzonti, musicali e non, cimentandosi col Fado portoghese, con la musica sacra, il Blues e persino con la classica contemporanea, fino ad approdare addirittura, per ben due volte al Teatro alla Scala. Il suo primo lavoro teatrale “Suono” è diventato un DVD e “Spostare l’Orizzonte”, il libro scritto con Antonio G. D’Errico, ha riscosso lusinghieri consensi. Con queste molteplici esperienze Eugenio sembra aver raggiunto la piena maturità e la sicurezza interpretativa che gli consente di cimentarsi con leggerezza e rigore nelle più diverse avventure musicali, come questa con il quintetto di Raffaele Casarano.

Incontratisi nell’estate 2012 per una splendida serata al Locomotive Jazz Festival in Salento, in soli due giorni di prove sono riusciti a trovare un affiatamento sorprendente, che ha permesso di sviluppare vere e proprie rielaborazioni dei brani di Finardi e di confrontarsi con standard come “Fever”, “Summertime” e “Speak Low” sviluppando un concerto completo, vario e intrigante. “Più mi avventuro per nuove strade, più mi viene la voglia di esplorare” rivela Finardi. ”A volte mi sento come uno scalatore che cerca sempre nuove sfide, il jazz era l’ultima vetta importante che mi mancava, forse la più impegnativa!”.

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