In mattinata, a Palazzo dei Celestini, si è tenuto un convegno voluto dall’Odg per discutere di precariato, diffamazione ed equo compenso: l’ennesimo incontro, a cui hanno partecipato i vertici dell’Ordine dei giornalisti e due parlamentari, che prende spunto dalla vicenda delle dimissioni

dell’ex direttore di Canale Otto, Gaetano Gorgoni, per tornare a discutere dei problemi dell’informazione locale e nazionale.
«La situazione in Puglia sta peggiorando: ci sono sempre più posti di lavoro a rischio e la piaga del precariato si sta incancrenendo». Paola Laforgia, presidente dell’Odg Puglia, apre il dibattito sull’emergenza dello sfruttamento del lavoro giornalistico del Salento con una riflessione amara. C’è grande delusione per la riforma delle professioni, che non interviene in maniera incisiva sulla difficile situazione degli operatori dell’informazione. «L’accesso alla professioneattualmente è nelle mani degli editori, avverte la presidente dell’Ordine, che spesso sono completamente privi di scrupoli,perché promettono l’iscrizione all’albo dopo anni di collaborazione gratuita».La crisi del settore giornalistico ormai riguarda anche realtà che un tempo erano considerate solidissime, come Telenorba, lo ricorda Paola Laforgia: «La cassa integrazione sta travolgendo tutti: ormai il problema riguarda anche chi prima stava bene».
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, apre il suo intervento ringraziando la senatrice Adriana Poli Bortone e l’on. Teresa Bellanova per la loro presenza fissa, a ogni incontro, poi parla del suo cavallo di battaglia: l’equo compenso, una norma che fissa dei paletti sotto ai quali non può scendere la retribuzione dei giornalisti. Si tratta di un intervento normativo che non appassiona l’Assostampa perché, come ha spiegato Lo Russo,venerdì scorso, nel Consiglio direttivo dell’Associazione Giornalisti di Puglia, sarebbe difficilmente attuabile e facilmente raggirabile.
Iacopino ha voluto fare il resoconto, nel corso del suo intervento, della sua presenza, insieme al presidente Fnsi, Roberto Natale, a settembre, in Commissione lavoro del Senato: un evento unico, in cui un presidente dell’Ordine ha potuto assistere direttamente ai lavori parlamentari e ha potuto dire la sua per evitare emendamenti che potessero neutralizzare la legge contro il precariato giornalistico. Il presidente dell’Odg si rivolge alle parlamentari presenti all’incontro di Palazzo dei Celestini per chiedere di portare a casa il principio «che possa sancire la fine di negrieri e sfruttati». «Non importa quanto tempo ci metterà la commissione- ripete il presidente – ma l’importante è fissare l’equo compenso come principio».
Riflessioni amare del presidente Odg anche per quanto riguarda la riforma relativa al reato di diffamazione: «Non si può fissare la pena pecuniaria a 50 mila euro: sono pochissimi i giornalisti che guadagnano 50 mila euro in 4 anni, figuriamoci cosa significa una minaccia del genere. Si rischia di mettere il bavaglio al giornalismo d’inchiesta per la paura di non incorrere in queste pene».
Fabrizio Morviducci, responsabile coordinamento precari dell’Odg, pone l’accento sull’importanza della Carta di Firenze: «Oggi ci sono già le prime segnalazioni e i primi procedimenti. Per la prima volta nella storia di questa professione la Carta di Firenze afferma che il direttore che tace di fronte allo sfruttamento di un altro collega dev’essere punito. Certo, dopo il Movimento di Firenze, che ha concepito la Carta deontologica, avremmo dovuto proseguire su quella linea, ma ci siamo un po’ bloccati. Però, abbiamo costruito una rete».
Dopo i vertici dell’Ordine la parola è passata alle parlamentari presenti. La senatrice Poli ha commentato i ritardi sulla legge per un dignitoso compenso giornalistico: «Ho saputo da alcuni giornalisti che per un pezzo prendono 4-5 euro, cosa che non viene data nemmeno come mancia al cameriere di un ristorante. Una Commissione insediata per tre anni per l’equo compenso mi sembra un’esagerazione: io ho qui tutti gli emendamenti e voglio ascoltarvi per capire cosa volete. Vi consiglio di puntare sulla richiesta dell’eliminazione di tutti gli emendamenti per evitare ritardi».
Adriana Poli Bortone dice la sua anche sulla diffamazione: «Sono contro il carcere, anche se qualche volta ho subito un vero e proprio mobbing da parte di una rete locale, per un anno intero, ma questo fa parte del giornalismo scadente: dobbiamo interrogarci sulla qualità dell’informazione. La precarizzazione sicuramente è la principale causa dell’abbassamento del livello qualitativo della professione».
La deputata Bellanova ha posto l’accento sul fatto che la politica sia chiamata a intervenire su queste tematiche in autonomia: «Oggi abbiamo il dovere di intervenire per garantire la qualità e il diritto all’informazione, ma dobbiamo essere capaci di puntare il dito contro chi determina queste  condizioni di sfruttamento». La parlamentare del Pd ha più di qualche dubbio sul provvedimento dell’equo compenso così com’è stato elaborato, «perché non si può fare una legge solo per ribadire un principio, ma bisogna anche inchiodare gli editori alle loro responsabilità». In poche parole, il gruppo Pd ha presentato tre emendamenti che pongono l’accento su punti importantissimi: «Bisogna puntualizzare che c’è un soggetto debole – ha affermato Teresa Bellanova – e che le aziende che vogliono accedere ai contributi devono rispettare determinate regole».
L’incontro si è chiuso con le testimonianze dei giornalisti che hanno attraversato orribili storie di incertezza e precariato, da Paese Nuovo a Canale 8: il dramma di collaboratrici esterne che dopo anni si sono ritrovare in strada, senza ammortizzatori sociali.
«L’equo compenso è insufficiente: servono controlli e meccanismi di tutela più efficace», ha ribadito un’ex giornalista del Paese Nuovo.Melillo di Assostampa ha voluto porre l’accento sulla radice della precarizzazione: la legge Biagi-Maroni, che ha permesso di incamminarsi su un percorso pieno di insidie per i lavoratori.
Tutti d’accordo sul fatto che bisogna percorrere una strada di legalità, denunciando le situazioni che non vanno, facendo squadra e cercando un dialogo con la politica.

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