Scambiano un principio di infarto per una presunta overdose e a distanza di oltre dodici ore dal suo ricovero muore al pronto soccorso del “Vito Fazzi”. Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, sulla vicenda, ha aperto un fascicolo ipotizzando l’accusa di omicidio colposo.

 

Il pm ha disposto una nuova consulenza medico-legale per accertare eventuali negligenze da parte dei medici che hanno tenuto in cura il 53enne. L’inchiesta venne avviata subito dopo il decesso dell’uomo risalente al 26 novembre del 2011. Il medico legale Alberto Tortorella e il consulente di parte, il dottore Franco Faggiano, all’esito dell’esame, accertarono come il decesso di Carlà sarebbe sopraggiunto per un infarto. Per i consulenti, quindi, si sarebbe trattato di un grave errore. A loro dire, il personale sanitario  sarebbe andato anche oltre. Ignorando i dati degli esami di laboratorio, i medici avrebbero somministrato un naxolone in un paziente con un infarto in corso. Alla luce degli esiti della consulenza, depositata in Procura lo scorso 14 maggio, i famigliari del 53enne hanno deciso di sporgere denuncia assistiti dall’avvocato Fulvio Pedone. Vittorio Carlà, a detta dei suoi parenti, sarebbe stato catalogato come un tossicodipendente in overdose. Il medico di turno, esasperato dalle pressanti richiesta della figlia di Carlà, avrebbe provveduto a somministrare un farmaco al 59enne. L’uomo avrebbe sgranato gli occhi per poi ricadere sul letto. Con estrema urgenza sarebbe stato trasportato in un’altra sala del pronto soccorso dove Carlà spirò nonostante i disperati tentativi di rianimarlo.

 

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