Si sarebbe spacciata per funzionaria dell’Asl per farsi consegnare mobili usati e denaro da una cooperativa sociale di Lecce, e con le accusa di truffa aggravata consumata e falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, Antonietta Sauro, 50enne, originaria di Settimo Torinese, è stata condannata ad un anno di reclusione pena sospesa.

La sentenza è stata emessa dal gup Ines Casciaro nei giorni scorsi dopo che l’avvocato difensore della donna, il legale Francesco De Giorgi, aveva concordato la pena con il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti e ha disposto l’immediata scarcerazione della Sauro, ai domiciliari dallo scorso mese di maggio. Il presunto complice, invece, Antonio Invidia, 49 anni di Novoli, è stato rinviato a giudizio e l’istruttoria dibattimentale è stata già aperta. A svelare il presunto imbroglio furono gli agenti della sezioe volanti allertati dal responsabile della cooperativa “Il Mandorlo”, che si occupa della compravendita di mobili usati, insospettitosi dopo la terza visita dei sedicenti funzionari pubblici risalente al 5 maggio scorso. 
Il primo controllo, però, venne effettuato tre giorni prima. La Sauro, esibendo un falso tesserino affermò di essere una dottoressa, in organico al reparto di Chirurgia toracica dell’Azienda ospedaliera San Giovanni Battista di Torino, e in servizio anche presso il Servizio ispettivo nazionale. Proprio su mandato dell’ispettorato, la donna e il suo complice spiegarono di dover effettuare alcuni controlli nella sede della cooperativa, riscontrando una serie di presunte irregolarità relative all’applicazione delle norme sanitarie. Nel mirino dei due truffatori, giunti in via Ferrandina a bordo di una Panda bianca, finirono i bagni dichiarati “non sufficientemente puliti”, gli estintori e persino le cassette del Pronto soccorso. Pecche che imposero la chiusura del capannone e la sua completa messa a norma. A distanza di alcuni giorni, i falsi ispettori tornarono. Mentre gli operatori cercavano inutilmente di dimostrare che tutte le irregolarità erano state sanate, la Sauro avrebbe chiesto di avere un divano letto e una specchiera imponendo di recapitarli insieme ad una cospicua somma di denaro in un’abitazione di via Sant’Antonio a Novoli. A sostegno delle sue richieste, la minaccia di far arrivare alla cooperativa un verbale di 20 mila euro, che avrebbe indotto i titolari a consegnare i mobili. Non contenti, però, il 5 maggio, la Sauro e Invidia tornarono alla carica una terza volta in via Ferrandina con uno strano registro verde avviando quella che avrebbe dovuto essere una nuova ispezione, con un atteggiamento ambiguo che insinuò negli addetti dell’attività commerciale il sospetto che potesse trattarsi di una truffa.
La polizia intervenne dopo alcuni minuti. Nonostante la Sauro riferì falsamente agli agenti di polizia di essere un’ispettrice del Ministero della Salute e un medico chirurgo in servizio presso l’ospedale San Giovanni Battista di Torino, (da qui la contestazione di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale), dopo una serie di verifiche, i poliziotti appurarono che la Sauro non aveva alcuna delega per effettuare un servizio ispettivo per conto di Aziende sanitarie o del Servizio sanitario nazionale e per i due truffatori scattarono le manette.

 

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