Si masturba davanti ad una cliente e con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico A. De.B., 29enne di Galatina, titolare del supermercato “Conad”, è stato condannato a quattro mesi di reclusione, pena sospesa, dal giudice del Tribunale di Galatina, Giovanni Gallo.

Il vpo Vito Aprile aveva chieso 9 mesi di reclusione ma il giudice ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche per il suo stato di incensuratezza disponendo, però, il pagamento del risarcimento dei danni nei confronti della parte civile da liquidarsi in separata sede. La vicenda, così come ricostruita, risale alla mattina del 4 novembre del 2010 e si verifica proprio all’interno del Conad , a Galatina, in via Corigliano. Nei pressi del reparto di ortofrutta avviene il fattaccio. D. B. approfittando dell’assenza di altri clienti, punta con lo sguardo una donna di 38 anni, casalinga e sposata e fissandola da una distanza di pochi metri, si abbassa la cerniera e si masturba. La donna, cliente abituale del supermercato, incomincia ad imprecare, rivolge offese nei confronti dell’imprenditore per poi lasciare l’esercizio commerciale dopo aver regolarmente saldato il proprio conto alla cassa. Dopo poco, nel supermercato si presenta il marito della donna per cercare di capire quanto successo e per ricevere quanto meno delle scuse da parte di D. B. per il suo insano gesto, ma secondo quanto emerso, il titolare del supermercato nega qualsiasi responsabilità. Da qui, la donna decide di raggiungere gli uffici della locale caserma per formalizzare la denuncia e consentire agli investigatori di avviare le indagini. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale è stata ascoltata una cassiera, l’unica persona presente al momento, che ha riferito di non essersi accorta di nulla perché girata di spalle. L’avvocato difensore dell’imputato, Michelangelo Gorgoni, per confutare ogni accusa nei confronti del suo assistito, ha sostenuto come D. B. si fosse toccato nelle parti intime perché colto da un forte prurito per una precedente operazione subita ai testicoli. Ma nel corso del processo non è stata mai esibita o allegata alcuna documentazione medica o cartella clinica che attesti un intervento chirurgico subito dall’uomo. La parte civile era assistita dall’avvocato Ubaldo Macrì.