Chiamatelo, se volete, Re Mida! Foti sembra proprio “l’unto dalla dea eupalla”: quando gli arriva palla in area avversaria, per i portieri è notte fonda. E’ infatti ancora lui, come una faina nel pollaio dell’area avversaria, a colpire girando a rete, senza indugio o fronzolo alcuno, una palla sporca proveniente dalla fascia sinistra.

La partita del Trapani è comunque di buon livello nonostante la sconfitta; e ciò non può non accrescere i meriti dei giallorossi; nel Trapani milita gente che al pallone dà del tu, ma di fronte c’è un Lecce quadrato, umile e concreto, molto presente in ogni settore del campo, pronto a proiettarsi armonicamente in avanti e lesto a riposizionarsi sulle iniziative degli avversari. Il Lecce vince anche a Trapani quasi a sottolineare ancora una volta che, come qualcuno da tempo sostiene, è squadra di altra categoria. Nel finale del primo tempo il Trapani spinge con veemenza a caccia del pareggio andando tuttavia a sbattere il muso contro il pacchetto arretrato giallorosso puntuale nelle chiusure. La manovra dei siciliani non trova sbocchi utrili ad insidiare Benassi oltre la normale amministrazione. All’intervallo è uno a zero per il Lecce.
Lecce che nei primi minuti della ripresa si mostra già più prudente: Memushaj staziona con frequenza tra centrocampo e difesa limitando alquanto gli abituali inserimenti avanzati; i rifornimenti per Foti e colleghi ne risentono anche perchè il Trapani sta producendo il massimo sforzo per andare a segno; Lerda, al 24°, richiama in panca Bogliaccino per far spazio a Giacomazzi al rientro dopo l’infortunio di qualche settimana addietro; si avverte dunque la necessità di infittire il filtro di centrocampo; ancora per questo motivo Tomi sostituisce l’ottimo Falco: lo scopo evidente è quello di pilotare il vantaggio fino al termine perchè, se la manovra ariosa ed elegante è una bella cosa, portare a casa i tre punti lo è ancor di più.
Gli ultimi minuti di gara sono un vero assedio che il Lecce tuttavia regge  bene senza in buona sostanza provare brividi di sorta.
Dunque una ulteriore prova della solidità, anche sul piano gestionale (leggasi panchina), di questa squadra che di consegnarsi all’avversario, quale che sia, non vuole proprio saperne.

 

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