Un proscioglimento e un rinvio a giudizio in due differenti udienze per il decesso di altrettante persone a seguito di incidenti stradali. Il gup Annalisa De Benedictis ha disposto l’approfondimento dibattimentale, così come richiesto dal sostituto procuratore Antonio Negro, nei confronti di Massimo Mariano, 74enne di Botrugno

per l’incidente in cui perse la vita Danilo Ragusa, sergente dell’esercito di 27 anni anch’egli di Botrugno, lo scorso 18 febbraio 2010. L’accusa ipotizzata dalla Procura nei confronti dell’anziano è di omicidio colposo. Il sinistro si verificò nel centro abitato di Botrugno. Secondo quanto accertato dai carabinieri del Norm di Maglie, sulla traiettoria del sergente, in sella ad una potente Yamaha F06, sbucò improvvisamente una Fiat Panda che stava effettuando manovra per un’inversione di marcia. Il centauro frenò ma non riuscì ad evitare l’impatto con l’auto. L’urto si rivelò piuttosto violento e Ragusa venne trasportato a sirene spiegate prima all’ospedale di Scorrano e successivamente presso il nosocomio leccese. Ricoverato nel reparto di rianimazione, le sue condizioni apparvero da subito molto gravi e Ragusa spirò dopo quattro ore di coma. L’avvocato dell’imputato, il legale Salvatore Centonze, aveva chiesto il non luogo a procedere sulla scorta delle conclusioni riportate in due perizie redatte per conto della Procura, la prima dall’ingegnere Angelo Nocioni, la seconda dal geometra Lelly Napoli. Quest’ultimo, nella sua consulenza, precisa in maniera certa “come le cause del sinistro siano senz’altro da ricondursi ad una non accorta ed imprudente condotta di guida da parte del conducente della motocicletta che impegnava il tratto di strada ad una velocità certamente non consona allo stato dei luoghi di circa 100 km/h”. Inoltre il perito conclude scrivendo che “il sinistro non si sarebbe verificato qualora il motociclista avesse rispettato il limite massimo di velocità di 50 Km/h consentito in un centro urbano”. Il giudice, però, ha comunque ravvisato una presunta responsabilità nel provocare l’incidente da parte del conducente dell’auto. I genitori della vittima si sono costituiti parte civile, il padre con l’avvocato Angelo Guglielmo, la madre con Giangregorio De Pascalis del Foro di Bari. E’ stato invece disposto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste dal gup Ines Casciaro nei confronti di Antonio Meraglia, 58enne di Ruffano, finito sotto indagine per l’incidente stradale in cui perse la vita Dino Tarantino, 34enne concittadino. Il sostituto procuratore Donatina Buffelli, invece, aveva chiesto il rinvio a giudizio dell’uomo. Il 34enne, la sera del primo maggio 2011, si trovava alla guida di una moto di grossa cilindrata in compagnia di un suo amico coetaneo, quando si schiantò contro un’auto con a bordo tre persone. Secondo la ricostruzione dei militari, Meraglia non avrebbe rispetto l’obbligo di dare la precedenza al centauro e i due caddero pesantemente sull’asfalto. Tarantino morì sul colpo. Il suo amico, invece, venne ricoverato in ospedale. L’imputato era difeso dall’avvocato Luigi Fersini.