Ruoli, mansioni, minacce, strategie e una mole di soldi superiore rispetto alle proprie disponibilità. Nell’informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce depositata sul tavolo del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Alessio Coccioli lo scorso 11 settembre gli investigatori

forniscono un quadro chiave sul presunto giro di strozzinaggio messo in piedi a Monteroni da quattro persone raggiunte, lo scorso 14 settembre, da un decreto di perquisizione: l’avvocato civilista e consigliere comunale in quota al Pdl, Fabio Frassanito, 60 anni, Domenico Giancane, di 62, imprenditore e titolare di due punti vendita di materiale per l’edilizia , Giovanni Paolo Guido, 43 anni, dipendente di Giancane e Gianfranco Pati, di 51, titolare di un’impresa edile. In particolare dall’informativa si evince il ruolo di primo piano ricoperto dell’imprenditore Giancane, che si sarebbe avvalso di soggetti contigui alla criminalità organizzata (Gianfranco Pati), nonché del consigliere comunale Frassanito. Quest’ultimo si identificherebbe nel ruolo di “stratega-consigliere” e lo dimostrerebbero i molteplici contatti monitorati nei loro confronti. Fiduciario/factotum sarebbe, secondo i carabinieri,  Giovanni Paolo Guido il quale, conscio della “parallela”attività del proprio datore di lavoro avrebbe soddisfatto criptiche richieste telefoniche di distruzione di documentazione contabile dell’ennesimo debitore. Gianfranco Pati, invece, avrebbe collaborato nel recupero crediti verso gli obbligati più recalcitranti. Stiamo parlando, come segnalano i carabinieri nella loro informativa di un ex sorvegliato speciale, sul cui conto vi è una condanna per associazione per delinquere, riciclaggio, violenza privata ritenuto oggettivamente contiguo alla famiglia Tornese. Il dominus, però, sarebbe stato Giancane: persona priva di scrupoli viene definita dagli investigatori, incline al reato di usura per il continuo ricorso a titoli di credito a garanzia di operazioni, a esplicite richieste di prestiti anche con le indicazioni di interessi mensili spesso anticipati, a innumerevoli solleciti di pagamento e minacce entro date perentorie, spesso per somme di deciso rilievo, effettuati nei confronti di società dove spesso il genere di attività non richiede rapporti diretti con il tipo merceologico fornito dallo stesso Giancane e che per entità e modalità farebbero presupporre l’esistenza di ripetute condotte usurarie. Un atteggiamento così sfrontato e sicuro che Giancane non si cura di utilizzare un linguaggio criptico nel corso delle sue conversazioni. Talvolta, per dirla come scrivono i carabinieri, usa ingegnosi sistemi per dissimulare le proprie tracce: allorquando a rispondere sono i congiunti o persone diverse dal debitore Giancane lo rimprovera e lo minaccia per non essersi fatto trovare. Si potrebbe controbattere sostenendo che si possa trattare di normali partite debitorie frequenti nell’ambito commerciale. Gli investigatori, però, vanno oltre rimarcando come la mole di denaro movimentata da Giancane sia rilevantissima, così come l’uso di assegni o di altri titoli di credito. Lo stesso Giancane, nel corso di numerose conversazioni, farebbe riferimento alla propria utenza telefonica che chiama “numero dei recuperi”con cui sembra occuparsi esclusivamente di assegni, prestiti, rogiti notarili con relative scadenze. Intanto è stata fissata per il prossimo 5 ottobre l’udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame in cui si discuterà, così come richiesto dall’avvocato difensore Massimo Bellini, del dissequestro di tutti i beni che erano nella disponibilità di Giancane.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

cinque × uno =