Continuano serrate le indagini dei carabinieri sul presunto giro di usura a Monteroni, per il quale, nei giorni scorsi sono scattate le manette ai polsi dell’imprenditore Giancane e del ragioniere Guido. In mattinata, i militari della compagnia di Lecce hanno eseguito cinque perquisizioni nelle abitazioni di cinque vittime del giro di usura.

 

Gli accertamenti dei carabinieri hanno riguardato i comuni di Monteroni, San Pietro in Lama e Lizzanello, ed hanno interessato quegli imprenditori che, come emerso nel corso delle indagini, avevano instaurato con il Giancane rapporti, poi rivelatisi usurari. Durante le perquisizioni sono spuntati altri documenti contabili ritenuti di interesse e di riscontro all’impianto investigativo. Alcuni degli imprenditori oggetto della perquisizione sono stati successivamente condotti presso il Comando Provinciale dei carabinieri di Lecce ed interrogati in relazione ai rapporti di credito con l’imprenditore arrestato: la loro posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti. Ma l’indagine dei militari, articolata e complessa, non si ferma qui. Nelle prossime ore, infatti, altre persone verranno convocate presso la Caserma dei Carabinieri di via Lupiae, dove gli investigatori proseguiranno – coordinati dal pubblico ministero della DDA leccese dott. Alessio Coccioli – l’ascolto delle vittime.
Domenico Giancano, 63 anni, e il suo collaboratore, il ragionier Giovanni Paolo Guido, 43 anni, entrambi di Monteroni, erano stati arrestati nei giorni scorsi, per avere imbastito un presunto giro di usura, con decine e decine di vittime, in cui sarebbero coinvolti anche il consigliere comunale Fabio Frassanito e l’ex imprenditore Gianfranco Pati.
L’indagine è venuta a galla lo scorso 14 settembre con le perquisizioni che hanno interessato oltre agli odierni interessati anche altre due persone ha subito una nuova accelerata negli ultimi giorni. I carabinieri, con i due arresti, hanno dovuto porre un freno all’operato di Giancane che nei giorni immediatamente successivi alle perquisizioni presso le sedi delle sue aziende, la “Edil Giancane”, a Lecce e la “Maga”, a Monteroni avrebbe continuato ad inquinare il quadro probatorio, anche contattando le vittime che via via venivano convocate dai carabinieri con l’obiettivo di imporre loro una versione che fosse quanto più accomodante per alleggerire la sua posizione. E per imporre il silenzio alle vittime, ha spiegato il colonnello Maurizio Ferla nel corso della conferenza stampa svoltasi questo pomeriggio, Giancane si sarebbe avvalso di personaggi contigui o coimunque vicini alla criminalità organizzata locale.

 

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