Avrebbe abusato della moglie contro la sua volontà e cosa ancor più grave delle sue due figliolette di età inferiore ai 10 anni. Un operaio 38enne, di nazionalità albanese, ma residente da anni a Carmiano, è stato condannato a dieci anni di reclusione nel processo, celebratosi in abbreviato

, dinanzi al gup Carlo Cazzella con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e violenza privata. Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero aveva invocato 18 anni di reclusione considerando nel suo conteggio uno sconto di pena di un terzo per via della scelta del rito alternativo. Nel corso della sua arringa difensiva l’avvocato difensore Lorenzo Rizzello aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito per via di alcune contraddizioni, a suo dire, riscontrate nelle dichiarazioni delle vittime e perché una perizia effettuata in ospedale nell’immediatezza dei fatti sulla figlia più piccola non avrebbe accertato alcun segno di violenza sul suo corpo. Il teorema della Procura, però, stato scalfito solo in parte e il giudice ha abbracciato in pieno la tesi del pm. E’ stata disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalle scuole e la revoca della patria potestà. L’uomo finì in una cella di Borgo San Nicola, (dove si trova tuttora confinato) lo scorso 15 luglio 2011 con un’ordinanza a firma del gip Alcide Maritati. Secondo le indagini, il reato di maltrattamenti si configura, così come riportato nel capo d’imputazione, perché l’uomo, “spesso in preda ai fumi dell’alcol, avrebbe minacciato, offeso e colpito la moglie, (di nazionalità italiana), lanciandole anche corpi contundenti, ed in una occasione minacciandola anche di morte brandendo un coltello”. Nella spirale di violenza sarebbe finito anche il figlio minore, “offeso, maltrattato e persino deriso davanti ai suoi amici nonché colpito con calci alla testa”. Le accuse più gravi, però, riguardano i reati di violenza sessuale contro la moglie e contro le due figliolette. In particolare, l’albanese, “frequentemente in stato di ubriachezza”, per dirla come il pm, “avrebbe costretto le figliolette anche quando ancora non avevano compiuto i dieci anni di età a subire abusi e a non rivelare niente a nessuno”. L’indagine venne avviata sulla scorta di una denuncia della moglie. Secondo quanto esposto, il marito l’avrebbe costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà sin da quando la coppia risiedeva in Germania, tanto che l’imputato era stato già sottoposto dall’autorità tedesca ad un provvedimento restrittivo presso una comunità. Dopo il rientro in Italia, e precisamente a Carmiano, il marito avrebbe proseguito nei suoi atteggiamenti violenti e prevaricatori e la donna sarebbe venuta a conoscenza di una realtà terribile che riguardava le proprie figlie. In particolare la madre raccontava che il suo nucleo famigliare aveva degli incontri periodici con una psicologa, la dottoressa Rosa Fatano, responsabile di un centro antiviolenza, la quale, dopo aver colloquiato con le minori, avrebbe chiesto alla madre se fosse a conoscenza di presunti abusi consumati da suo marito ai danni delle figlie. Mentre il figlio raccontava delle percosse e delle mortificazioni che era costretto a subire, le bambine evidenziavano una chiara difficoltà ad esprimersi chiedendo dei fogli di carta per poter scrivere l’incoffessabile. Il pubblico ministero Carmen Ruggiero, nel corso delle indagini, ha proceduto personalmente all’ascolto protetto dei tre minori con l’ausilio di una psicologa e di uno psichiatra ai quali era stato conferito l’incarico di accertare l’attendibilità clinica e la conseguente idoneità a testimoniare. Il racconto dei bambini rivelò una realtà terribile ed estremamente dolorosa che portò nel luglio del 2011 il giudice Maritati a spiccare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo ritenendo le dichiarazioni fornite dai minori e dalla donna “una piattaforma indiziaria particolarmente grave e consistente a carico dell’indagato”. Le parti civili erano assistite dall’avvocato Cristiano Solinas e il giudice ha disposto una provvisionale di 10 mila euro ciascuno per madre e figlio e di 20 mila euro per le due figlie. Sia il legale dell’imputato che la Procura, per alterne ragioni, hanno fatto sapere di voler impugnare la sentenza davanti ai giudici d’Appello. Il deposito delle motivazioni è atteso fra 90 giorni.